Edenlandia e Zoo, bando entro fine mese

Entro fine mese partirà il bando internazionale per la nuova Edenlandia. Quasi tutti i dettagli sono definiti. Una volta lanciata la gara d’appalto ci saranno 45 giorni per presentare le offerte. Questo significa che, se tutto fila liscio, entro giugno si dovrebbe aprire la nuova era del primo parco giochi del Mezzogiorno. La speranza è che si faccia avanti un investitore internazionale. Già nei mesi scorsi qualcuno ha manifestato il proprio interesse per il Parco. Il limite, fino ad ora, è stato rappresentato da incertezze contrattuali, amministrative e vincoli paesaggistici che hanno caratterizzato l’amministrazione della struttura fino al fallimento della società “Parks and Plaisure” di Cesare Falchero. Ma, soprattutto, dal contesto. Napoli è la città dove nessuno compra i suoli di Bagnoli e dove per l’appalto di una manifestazione internazionale della Coppa America si presentano solo tre società.
Stavolta, però, c’è un vantaggio. A stabilire le regole non sono le amministrazioni pubbliche locali, ma il tribunale fallimentare e, in particolare, il curatore Salvatore Lauria: un tecnico. Commercialista, consulente aziendale, ha fino ad ora gestito una struttura allo sfascio razionalizzando le spese e riuscendo a garantire, nonostante tutto, gli stipendi ai lavoratori e la sopravvivenza degli animali.
Il bando. Il primo passaggio per definire i termini del bando è la certezza sul contratto di affitto dei suoli, di proprietà della Mostra d’Oltremare che è stato chiuso: circa 800mila euro all’anno per 20 anni (rispetto al milione di euro attuale). Senza questa certezza, difficilmente un investitore punterebbe sul Parco. Il secondo punto che è stato definito è che lo zoo non se ne andrà: il vincitore dell’appalto dovrà realizzare un grande parco giochi, nel quale dovrà essere integrata un’area destinata agli animali e al verde che dovrà essere messa a norma (quella attuale non lo è). Insomma, dei 128mila metri quadrati attuali, circa la metà sarà destinata allo Zoo (attualmente 80mila metri sono occupati dallo Zoo, 28mila dall’Edenlandia e 20mila dal Cinodromo). L’area dei giochi triplicherebbe, comunque, la propria superficie. Le strutture vincolate, come le “M” di Mussolini che sono all’ingresso del parco, dovranno essere restaurate. Nel bando sono inseriti, inoltre, dei parametri per le società che presenteranno le loro proposte: fatturato ed esperienza nel settore i parametri fondamentali.
Nuove giostre e pulizia. Ma per migliorare l’appeal del parco il curatore fallimentare ha disposto l’installazione di cinque nuove giostre nell’Edenlandia, che è l’unica struttura che produce fatturato (gli incassi dello zoo sono ridicoli rispetto ad una spesa di gestione che supera i 50mila euro al mese). Inoltre, è stata fatta una pulizia nello Zoo, grazie all’intervento di una task force dell’Asìa. Operazione che non veniva effettuata da svariati anni.
Emergenza finanziaria. Tuttavia, c’è un’emergenza economica seria che deve essere tamponata in qualche modo, vista l’esiguità degli incassi. Per questo è intervenuto direttamente il Comune. Con una determina firmata dal capo di gabinetto Attilio Auricchio è stato disposto il trasferimento di 80mila euro per la “salvaguardia” degli animali che “versano in precarie condizioni di salute”. In realtà, si tratta solo del primo investimento, al quale ne seguiranno altri nei prossimi giorni. L’obiettivo è quello di presentare una struttura dignitosa ai futuri investitori, se ce ne saranno.

pubblicato su il Giornale di Napoli del 10 marzo 2012

Forum delle culture, gestione alla NapoliServizi

La prima riunione operativa sul futuro della governance del Forum delle Culture è finita con una sola decisione, quella di confermare l’attuale comitato scientifico. È stata esclusa anche l’ipotesi di nominare il vicecapo di gabinetto del sindaco Sergio Marotta, presidente della Fondazione. Tutto è stato rinviato alla settimana prossima. Sul tavolo ci sono, ora, tre ipotesi strutturali sulle quali lavoreranno in questi sette giorni i capi di gabinetto di Comune e Regione, Attilio Auricchio e Danilo Del Gaizo. Si tratta di una decisione tecnica che dovrà definire la struttura più snella ed efficiente per la gestione dei fondi e la realizzazione dell’evento e, soprattutto, l’ipotesi che avrà l’impatto economico meno traumatico. L’altra variabile fondamentale da prendere in considerazione è il tempo: bisogna fare in fretta, bisogna essere operativi al più presto possibile. La Fundació di Barcellona ha gli occhi puntati su Napoli, la settimana prossima i vertici saranno di nuovo qui per esaminare i progressi. Se salta tutto, sarà un fallimento anche per l’organizzazione spagnola che ha deciso di puntare sulla città partenopea. Tre le ipotesi al vaglio dei tecnici: ristrutturare la Fondazione, creare una unità autonoma di progetto all’interno del Comune (una società di scopo), passare la gestione dell’evento ad una società in house dell’Amministrazione comunale (e l’unica Partecipata che rispecchia tutti i requisiti richiesti è la NapoliSociale). Sulla Fondazione il giudizio del sindaco Luigi de Magistris è stato netto ed estremamente negativo. Tra l’altro, la ristrutturazione comporterebbe il ripianamento dei debiti da parte di Regione e Comune, una modifica dello Statuto, le nomine di un nuovo Consiglio di amministrazione e un nuovo direttore generale. Tempi troppo lunghi. L’unico aspetto positivo legato a questa struttura è la possibilità di gestire direttamente le risorse europee messe a disposizione dalla Regione. Per quanto riguarda la creazione di una unità autonoma di progetto all’interno del Comune, gli aspetti positivi sono legati all’organizzazione della società, che rispecchierebbe i criteri di leggerezza ed efficienza richiesti; gli ostacoli sono rappresentati, invece, dalla possibilità di utilizzare direttamente i finanziamenti. E l’ipotesi per superare questo ostacolo è, appunto, quella di utilizzare una società in house del Comune. È questa per ora la soluzione strumentale più accreditata. In questo modo Palazzo San Giacomo potrà gestire direttamente l’evento. Chiaramente per alcuni servizi bisognerà fare riferimento a professionalità esterne (cosa che, comunque, veniva già fatta con la Fondazione). Per la gestione degli eventi resta l’ipotesi avanzata dal sindaco, il Comune si occupa di quello che viene realizzato a Napoli (l’80% delle manifestazioni), la Regione del resto. Insomma, in pochi giorni si dovrà fare, bene, quello che è stato fatto, male, in più di 4 anni: creare una governance. Da quando Napoli si è aggiudicata l’evento nel 2007, infatti, non è stato fatto altro, visto che la Fondazione è stata creata nel giugno 2010, perfezionata nell’ottobre dello stesso anno e modificata l’anno successivo. Mesi preziosi si sono perduti, poi, tra il siluramento del vecchio presidente Nicola Oddati, le dimissioni di Roberto Vecchioni a cui sono seguite altre defezioni a catena. Un vero disastro. Ora serve il rimedio. L’aspetto positivo è rappresentato dall’intesa ritrovata tra il sindaco e il governatore Stefano Caldoro.

pubblicato su il Giornale di Napoli del 28 febbraio 2012

Ztl, emergenza pass: buco da 270mila euro

 

 

Va a rilento la distribuzione dei permessi per la Ztl. Fino ad ora ne sono stati distribuiti solo 600, le domande effettuate sono, invece, 2010. La previsione del Comune di distribuirne 10.340 nel 2012, per ora è completamente disattesa. Insomma, dall’apertura dell’ufficio (27 dicembre 2011) è solo lo 0,6% dei tagliandi previsti è nelle mani dei napoletani.

In particolare procede a rilento l’analisi della documentazione presentata da residenti e aventi diritto. Troppe carte, poca informazione sulla compilazione, poca informazione, in generale, su tutto il sistema della Zona a traffico limitato. Se, infatti, nelle altre città italiane sono anni che i centri storici sono chiusi alle auto, a Napoli è la prima volta che si affrontano difficoltà del genere. Il progetto è ambizioso perché l’area chiusa alle auto senza permessi è di 120 ettari.

I permessi distribuiti. Delle 2.010 richieste arrivate agli uffici gestiti dalla Napolipark, 1.200 sono di residenti, 600 sono di commercianti, sia interni sia esterni, e circa 200 i domiciliati ma non residenti. Poi ci sono circa 200 richieste che vengono da soggetti esterni alla Ztl: medici, preti, giornalisti, militari e così via. Palazzo San Giacomo sta studiando come far crescere questi numeri, poiché nel bilancio di previsione c’è già una quota di 600mila euro prevista per i permessi. Soldi che servono, in sostanza, a pagare la Napolipark per la gestione del servizio.

 Quanto costa il servizio. Basti pensare che il Comune versa nelle casse della partecipata 11,80 euro a permesso, e la maggior parte dei permessi viene pagata 10 euro dall’utenza. La perdita dovrebbe essere compensata dai pass per le categorie che pagano di più. Il Comune, tuttavia, ha già stanziato per la Napolipark 119mila euro circa per la gestione del servizio (il calcolo è stato effettuato sul numero totale dei permessi), più 150mila euro per l’installazione dei nuovi varchi. L’incasso previsto è di circa 600mila euro, soldi che dovrebbero compensare tutte le spese e lasciare un po’ di liquidità in cassa. Ma per ora negli uffici di piazza Dante sono arrivati solo 8mila euro circa.

Distribuzione a rilento. In realtà, la difficoltà più grande è che la documentazione deve attestare la reale residenza, il reale domicilio, di essere realmente dipendente di un’azienda. Cosa non facile in una zona dove si lavora al nero e dove si fittano case senza contratti. Insomma, i pass non vengono concessi agli abusivi, e tra le mura greche e romane c’è una città abusiva. Quando il meccanismo sarà consolidato, verranno attivati anche i varchi telematici. Le telecamere, come succede già per le corsie preferenziali, rileveranno automaticamente le targhe di chi ha il pass e segnaleranno, invece, tutti i trasgressori. Per ora una task force di vigili urbani e ausiliari del traffico limita gli accessi nella zona a traffico limitato. Chi ha il permesso deve esporlo sul parabrezza anteriore, «in modo chiaro e ben visibile dall’esterno». I pass saranno validi solo per il veicolo per i quali sono stati rilasciati. Niente trasferimenti da una macchina all’altra, pena la multa. La carta di circolazione farà testo, come sempre. Il costo varia dai 10 euro all’anno del residente con l’utilitaria ai 50 euro per le grosse cilindrate (oltre 231 cavalli). Prezzo che si raddoppia per la seconda e la terza macchina, fino ad un massimo di 200 euro. Chi ha un abbonamento ad un garage posizionato all’interno della Ztl e non è residente pagherà al Comune 100 euro all’anno. Sono esentati dal pagamento del contrassegno i disabili, che hanno già il loro gratuitamente, i mezzi di soccorso e i mezzi pubblici.

America’s Cup, appalto su misura

Il Comune cerca una supersocietà per allestire il Villaggio della Villa Comunale per la Coppa America. Ma i criteri di assegnazione sono talmente esclusivi da sembrare cuciti su misura. Una misura extralarge. L’azienda, infatti, deve aver fatturato almeno 30 milioni all’anno tra il 2008 e il 2010 e nello stesso periodo deve aver organizzato tre megaeventi internazionali (meglio se sportivi). In Italia società del genere sono più uniche che rare. La più conosciuta di tutte è la Jumbo Grandi Eventi, che, in realtà, ha numeri ben più grandi e che ha nel curriculum Olimpiadi, Campionati mondiali di Calcio, la stessa Coppa America di Vela (quella disputata a Valencia), il G8 dell’Aquila. Un vero colosso per i tre milioni di euro previsti per l’appalto. Chiaramente non è assolutamente detto che la Jumbo parteciperà alla gara, né che vincerà una società italiana. È certo che si tratterà di una grandissima azienda per un evento altrettanto importante. La megasocietà dovrà occuparsi di tre aspetti: allestimento dell’area multifunzionale denominata “Public Event Village”, realizzazione del programma di intrattenimento, realizzazione del piano di comunicazione nazionale per la promozione dell’evento sportivo.
Sul sito del Comune è apparso un avviso che invita le società, che abbiamo i pochi ma esclusivissimi requisiti indicati, ad inviare la propria proposta entro le 12 di sabato. Le domande dovranno essere consegnare rigorosamente a mano. Non ci sarà un bando perché l’assegnazione avverrà attraverso la cosiddetta procedura negozianta (un meccanismo straordinario previsto dall’articolo 57 del codice degli appalti).

pubblicato su il Giornale di Napoli del 14 febbraio 2012

Fitti passivi, il Comune vuole lasciare 100 immobili

Il Comune spreca ogni anno 7,7 milioni di euro per affittare 108 immobili di cui potrebbe fare anche a meno. Biblioteche, sedi di rappresentanza, uffici, scuole, magazzini, alcuni dei quali locati con prezzi che vanno oltre le quote di mercato. È la voragine dei cosiddetti fitti passivi, cui hanno messo mano gli assessori Bernardino Tuccillo (Patrimonio), Riccardo Realfonzo (Bilancio) e Giuseppe Narducci (Legalità). La giunta, infatti, ha approvato una delibera con cui si prevede la dismissione di tutte le strutture per le quali il Comune deve pagare e la razionalizzazione e la riorganizzazione di quelle che sono di proprietà dell’Amministrazione.
Già dal proprio insediamento Tuccillo aveva sollevato il problema, affrontando subito lo scandalo delle strutture concesse ai partiti politici per le quali non erano mai stati corrisposti gli affitti.
L’obiettivo è quello di azzerare la spesa di quasi otto milioni all’anno e non è raggiungibile nell’immediato. Ma già nel 2012 la riduzione dovrà essere sostanziale. Realfonzo, infatti, inserirà nel Bilancio di previsione una quota proveniente proprio da questi tagli. La delibera stabilisce, però, anche dove andranno a finire i soldi recuperati: nella ristrutturazione degli immobili di proprietà comunale che, per carenza di fondi, non sono stati ancora restaurati: 7,7 milioni sono abbastanza per garantire restyling e manutenzione di un centinaio di immobili. Gli assessori lo dicono chiaramente: fino ad ora è mancata totalmente una politica che limitasse lo spreco di risorse economiche. Per questo è necessario ripensare tutto, a partire dall’organizzazione degli uffici comunali: accorpando servizi e funzioni.
BANCA DATI.  Il primo passo per realizzare questo progetto sarà quello di realizzare una banca dati di tutti gli immobili per i quali si pagano fitti con le relative funzioni. Nel data base saranno segnalate, chiaramente, eventuali criticità: come quella di strutture inutilizzate e sottoutilizzate. Una volta censiti gli edifici di cui liberarsi, si dovranno individuare le strutture esistenti in grando di ospitare i servizi di quelle dismesse. Si punterà, soprattutto, sul patrimonio esistente. Per il recupero non è escluso l’utilizzo di finanziamenti privati. Tra le risorse da prendere in considerazione ci sono anche i ruderi e quelle di proprietà demaniale.
INTERVENTI SUL PATRIMONIO.  Oltre ad azzerare i fitti passivi, l’obiettivo è anche quello di mettere a reddito il patrimonio. Per questo nella delibera di indirizzo vengono indicati alcune strategia. La prima è quella di individuare alcune strutture che possano essere utilizzate come sedi di dibattiti, convegni ed eventi. Insomma, dei mini-poli fieristici per incrementare le entrate. Il secondo punto riguarda l’analisi degli attuali fitti attivi, soprattutto per quanto riguarda gli immobili di pregio (Circolo del Tennis, Circolo Posillipo e così via). Tuccillo ha più volte evidenziato l’esigenza di adeguare gli attuali canoni, troppo bassi rispetto ai prezzi di mercato, anche per i contratti che non sono in scadenza. Sarà inoltre fatta una ricognizione di tutte quelle strutture concesse in comodato d’uso gratuito ad associazioni, ad enti e a tutte le organizzazioni che sono esterne all’Amministrazione comunale.

America’s Cup, ok al piano della Villa. Parte la fase due

Il maltempo rallenta i lavori per la Coppa America. Ieri i sommozzatori hanno effettuato dei rilievi per completare l’allestimento del cantiere, ma hanno dovuto sospendere le operazioni. Si deve realizzare la base sulla quale riporre i massi per l’allungamento della scogliera della Rotonda Diaz ed effettuare delle analisi. Si tratta di operazioni preliminari importanti per la certificazione del reale stato dei luoghi. Ma la pioggia non ha dato tregua. Il ritardo si ripercuoterà, chiaramente, sull’inizio dei lavori veri e propri. L’arrivo dei camion, previsto tra oggi e domani, infatti, slitterà alla prossima settimana. Si accorcia ulteriormente il tempo, già breve, per completare l’opera. L’architteto Giancarlo Battista, responsabile per la sicurezza, vigila attentamente sul corretto svolgimento di tutti gli interventi. Non sono ammessi errori. Intanto, in Prefettura continuano gli accertamenti incrociati sulla ditta di Villa San Giovanni vincitrice dell’appalto.
Mentre i lavori a mare sono già avviati, a Palazzo San Giacomo, si è già passati alla fase due. È stato completato il progetto per la Villa Comunale che ieri è stato approvato, anche se con qualche eccezione, dalla Commissione edilizia integrata del Comune, presieduta dall’architetto Carmine Piscopo. Nonostante, non sia strettamente necessario, l’assessore all’Urbanistica Luigi De Falco ha già consegnato il fasciolo alla Sovrintendenza che dovrà dare l’ok definitivo alle opere. L’eccesso di zelo da parte dell’assessore è orientato ad eliminare qualsiasi ombra sul corretto svolgimento della manifestazione ed eventuali intoppi. Tuttavia, non ci sarà nessuna struttura invasiva. Il Villaggio dell’America’s Cup World Series aperto al pubblico occuperà tutta la parte della Villa che va dall’ingresso di piazza Vittoria fino alla Cassa Armonica. Le strutture sono composte da semplici stand. Ci sarà un’area eventi, dove saranno organizzati dibattiti e forum, dei piccoli punti di ristoro, uno spazio per le premiazioni che comprenderà anche la Cassa Armonica, che rappresenterà il podio, e delle aree “commerciali” legate agli sponsor, come il villaggio “Puma”.
Intanto ieri si è tenuta una riunione all’Autorità portuale con tra il segretario Emilio Squillante, il capo di gabinetto del Comune di Napoli, Attilio Auricchio e Massimo Luise, partner dell’Acea e titolare della società che gestisce il molo di Mergellina. Dagli americani è stato chiesto di spostare la base logistica proprio al molo Luise. Qui nei prossimi giorni dovrebbero essere collocate le prime attrezzature. La scelta è stata presa soprattutto in relazione alla sicurezza. Concentrare i materiali al varco Bausan del Porto, come si era stabilito in un primo momento, avrebbe reso necessario anche un piano per proteggere le strutture, che hanno un valore notevole. Il molo dei grandi yacht, invece, è già munito di vigilanza armata e di telecamere. Luise ha dato la propria disponibilità.

da il Giornale di Napoli dell’11 febbraio 2012

Deleghe, quarto rimpasto: sindaco pigliatutto

Quarto rimpasto di deleghe per la giunta del sindaco Luigi de Magistris. Dopo quello del 23 dicembre scorso, con un decreto firmato il primo febbraio, il sindaco ridisegna le competenze di alcuni assessori. E se nella riorganizzazione prenatalizia furono cambiate poche cose (la Protezione civile fu tolta all’assessore alla Mobilità Anna Donati), stavolta si tratta di modifiche sostanziali. Il dato più rilevante è che il primo cittadino raggiunge la cifra considerevole di ben 11 deleghe, avocando a sé l’Informatizzazione (che apparteneva all’assessore ai Beni Comuni, Alberto Lucarelli) e i “Fondi Europei” (che, invece, era competenza dell’assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo). Si tratta di due deleghe fondamentali per la politica amministrativa del Comune di Napoli. De Magistris sta facendo il diavolo a quattro per ottenere dal Governo la gestione diretta dei finanziamenti Ue, senza passare per la Regione. L’Informatizzazione, invece, rappresentava per Lucarelli uno dei punti fondamentali del progetto di riforma del professore di Diritto, che comprende, appunto, le reti informatiche nel novero dei Beni comuni. Insomma, in parte, ridimensiona alcuni dei suoi assessori più importanti, dall’altra accresce il numero di compiti e responsabilità nelle sue mani. Le altre deleghe nelle sue mani, d’altro canto, non sono affatto trascurabili: “Promozione della Pace”, “Difesa e attuazione della Costituzione”, “Cooperazioni e relazioni internazionali”, “Grandi eventi”, “Forum delle culture”, “Riforma della macchina comunale”, “Attuazione del programma e organizzazione”, “Comunicazione e promozione dell’immagine di Napoli”, “Protezione civile”. Di fatto, molti di questi compiti sono affidati ai suoi fedelissimi uomini chiave, come il capo di gabinetto Attilio Auricchio e il vicecapo Sergio Marotta.

L’assessore all’Urbanistica, Luigi De Falco, invece, che ha dato una spinta sostanziale per la gestione della fase più delicata dei lavori per la Coppa America, avrà in carico anche la “Gestione del sito Unesco”, direttamente collegato all’utilizzo dei Fondi europei.

L’unica mossa scontata e davvero necessaria è stata quella di alleggerire l’assessore al Patrimonio, Bernardino Tuccillo, oberato di incarichi, della delega al “Decoro e all’Arredo urbano” che, invece, viene affidata all’assessore alla Mobilità, Anna Donati.

Resta da vedere, adesso, se nel prossimo futuro oltre a ridistribuzioni di deleghe ci saranno anche rimpasti di uomini. Di certo dopo il patto sancito con Sel al Forum dei Comuni per i Beni Comuni, gli equilibri all’interno della Giunta potrebbero cambiare. Nei corridoi di Palazzo San Giacomo si discute della posizione a rischio del vicesindaco Tommaso Sodano, smentita, per ora, dai fatti. Si dovrà vedere come verrà assorbito lo scossone seguito al siluramento di Raphael Rossi dal vertice dell’Asìa e i cambiamenti apportati all’assetto della società partecipata, che ha un ruolo chiave nella gestione dell’emergenza rifiuti a Napoli. Del resto, nuovi innesti non sarebbero funzionali ad ottenere nuove maggioranze in consiglio comunale, visto gli ampi numeri a disposizione del sindaco per governare la città. Si tratterebbe di scelte strategiche dal punto di vista politico, ma in una prospettiva più ampia di quella del contesto locale.

(dal il Giornale di Napoli del 5 febbraio 2012)

Il grande flop della maxiztl, meno di 70 permessi

Meno di 70 persone hanno pagato per ottenere il permesso per accedere alla Ztl, meno di 5mila euro di incasso. Un vero flop se si pensa che l’avvio della grande Zona a traffico limitato era previsto per il primo febbraio. Tanto che a Palazzo San Giacomo hanno deciso di rinviare tutto a data da destinarsi. Qualcosa non ha funzionato: la comunicazione, pensano al Comune. Forse. C’è qualcosa da rivedere, certamente. La previsione dell’assessore alla Mobilità Anna Donati era che i permessi sarebbero stati poco meno di 10mila (5mila residenti, 4 non residenti). Eppure, l’ufficio dedicato per la distribuzione dei tagliandi è stato aperto in piazza Dante il 27 dicembre scorso. L’organizzazione è stata tutta improntata ad evitare le code agli sportelli: prima tocca ai non-residenti (professionisti, artigiani, medici, corrieri e ditte di distribuzione), poi ai residenti. Ma due mesi non sono bastati a convincere i napoletani che qualcosa stava cambiando nella viabilità del centro antico e l’ufficio, fino ad ora, è stato frequentato soltanto da dipendenti comunali sottratti ad altri impieghi. Del resto, il costo di quella struttura dovrebbe essere coperto proprio dagli incassi dei permessi. Serve una soluzione.
Ma i segnali che qualcosa non stava andando per il verso giusto ci sono stati. Prima, l’annuncio sulla deroga temporanea per i residenti. Poi, le scaramucce sul Bilancio. L’assessore Riccardo Realfonzo segna nel Previsionale del 2012 un milione di euro di incassi dai tagliandi per le Ztl. Ma, dopo aver fatto i conti, scopre in consiglio comunale dall’assessore Donati che la cifra è stata ritoccata al ribasso: 600mila euro: «I residenti pagheranno la metà», si giustifica la collega della Mobilità.
Maggiore certezza, invece, c’è sulle uscite. Perché proprio a febbraio arriveranno, infatti, i nuovi varchi telematici di via del Sole, via Miraballo a Pendino, via Santissimi Apostoli e via Duomo-Piazzetta Filangieri, a cui potrà aggiungersene – a seconda delle disponibilità di cassa –, forse, un quinto in piazza 7 Settembre, per una spesa complessiva che arriverà ai 150mila euro.
«La maxi-Ztl non partirà il primo febbraio». Con poche parole, semplici e chiare, l’assessore alla Mobilità annuncia l’ennesimo rinvio per l’isola a traffico limitato del centro storico. Il motivo? «Serve ancora qualche giorno di tempo – spiega Donati –, quanto non so dirlo. Quanto basta, comunque, per completare la campagna informativa e per mettere a punto il sistema di videosorveglianza. Proprio a questo scopo, abbiamo calendarizzato per i prossimi giorni diversi incontri con l’assessore Narducci ed i vertici della Polizia Municipale». Supercontrolli e migliore comunicazione, i napoletani si accorgeranno che devono chiedere i permessi soltanto quando la polizia municipale comincerà a multarli.
Per fortuna con l’istituzione delle corsie preferenziali e delle telecamere si sono ottenuti subito dei risultati. I passaggi in piazza Dante si sono ridotti da 20mila a 6mila, con una media di tremila multe al giorno. L’ammenda per i trasgressori è di 90 euro. Insomma, un’entrata per fare cassa ci sarà.

(pezzo scritto con Pierluigi Frattasi)

Consensi record per De Magistris, tutti i rischi della rivoluzione

L’onda della rivoluzione arancione porta Luigi de Magistris in cima alla classifica dei consensi per i sindaci, ma come dimostra il caso Renzi non è facile tenere la posizione. A sei mesi dalle elezioni, del resto, per la giunta dell’ex pm sono arrivati i primi scossoni. Basti pensare alle polemiche sulle dimissioni del presidente di Asìa, Raphael Rossi. Il giovane tecnico, presentato come il paladino dei rifiuti, è stato fatto fuori dall’amministrazione al primi intoppo. Nessuna parola convincente sui motivi del siluramento. Stessa cosa per le dimissioni di Roberto Vecchioni, nominato presidente del Forum delle Culture e sommerso dalle polemiche dopo la sua richiesta per il compenso: «220mila euro all’anno, devo rinunciare ai miei concerti». Inutile il suo passo indietro: «Lo faccio gratis». Dopo un mese il cantautore ha lasciato, anche stavolta con parole ambigue. Ci sono poi le figuracce sugli annunci: l’80% della differenziata, si è trasformato alla fine dell’anno in un risicato 21%, poco più della Iervolino dei tempi migliori. A questo vanno aggiunte le scelte discutibili sulla location della Coppa America che ancora oggi, a 80 giorni della manifestazione mettono a rischio le regate. Tutto, chiaramente, sarà cancellato se ai flop corrisponderanno scelte convincenti e risultati certi. Altrimenti la rivoluzione arancione sarà solo un tentativo di rinnovare una promessa mancata: quella del rinascimento.

Addio 2011, per Napoli è stato l’anno della svolta. Forse

I napoletani ci credono e pensano che il 2011 sia per loro l’anno del riscatto. L’emergenza rifiuti ha raggiunto il suo apice e da un anno, ininterrottamente, le strade sono piene di cumuli di immondizia. Non si respira aria buona, il pericolo di infezioni è dietro l’angolo, è una situazione insostenibile, e stavolta non solo nelle periferie. L’Amministrazione comunale non riesce a garantire neanche l’ordinario ed è ormai paralizzata da una situazione politica precaria. Il sindaco Rosa Russo Iervolino non ha i numeri per governare, ci riesce solo grazie all’incapacità e all’attaccamento alla poltrona dei suoi avversari. Il consiglio comunale va puntualmente deserto, i provvedimenti non si approvano e, in più, in cassa non c’è più un euro.
Non c’è più chi pota i giardini, non si riparano le buche, non si pagano le cooperative sociali. La città è in ginocchio, ma nessuno può e sa farci nulla. Il decennio del governo di Rosetta sta per tramontare, mai nessun sindaco nella storia della Repubblica era rimasto tanto a Palazzo San Giacomo. Le ragioni restano un vero mistero. Un fatto è certo: l’abilità politica dell’ex ministro dell’Interno e dell’Istruzione è indiscutibile, il basso profilo dell’opposizione pure. Tant’è che non riesce neanche l’ultimo e unico vero tentativo di “golpe”, le dimissioni di massa della maggioranza del Consiglio. Alcune firme non sono valide. Quando il Prefetto le rispedisce al mittente, qualcuno pensa bene di fare un passo indietro: “Non firmo più”. Rosetta la spunta ancora. È uscita indenne da inchieste giudiziarie che le hanno portato in carcere mezza Giunta, la figuraccia di Pdl e compagnia bella sono per lei solo un’altra medaglia.
I cittadini sono stanchi di queste dinamiche di Palazzo, vogliono una città che funzioni e non vedono l’ora di andare alle urne per dare una svolta, per decidere del loro futuro. Il primo banco di prova sono le elezioni primarie del centrosinistra. Sel tenta il colpaccio candidando l’ex magistrato Libero Mancuso, sarà un flop. Il Pd punta tutto su Umberto Ranieri, anche se c’è pure Nicola Oddati. Ma la spunta Andrea Cozzolino, eurodeputato, delfino di don Antonio Bassolino, che si autocandida, spiazzando tutti, e vince. Scoppia lo scandalo, su quelle elezioni simboliche piovono accuse di brogli, ci mette mano anche la Procura. Alla fine non se ne fa nulla, viene tutto annullato. È l’inizio della fine per il Pd. Siamo alle elezioni, il centrosinistra non riesce a trovare la quadra su un nome che accontenti tutti. La candidatura di Luigi de Magistris non viene accolta bene. L’ex pm decide di correre da solo, appoggiato solo da Idv, Federazione della sinistra e la sua lista “Napoli è tua”. Alla fine Pd e Sel appoggiano Mario Morcone, nome imposto da Roma. Mentre il Pdl ripiega su un candidato pescato dalla società civile: l’ex presidente degli industriali Gianni Lettieri. I pretendenti alla poltrona di sindaco sono, in tutto, sette.
Tutti si aspettano un ballottaggio tra Morcone e Lettieri, nessuno scommette un euro su De Magistris. Lui tiene comizi nelle piazze, senza palco: microfono e amplificatore. Parla alla gente, entra nelle case. Sa comunicare meglio di tutti. È migliore, tecnicamente, la sua propaganda, più adeguato l’utilizzo dei socialnetwork, più interessante il suo messaggio: «La città è nostra, riprendiamocela». Gli altri non riescono a convincere. Il Pd napoletano, ancora commissariato, esce da anni di fallimenti e malgoverno, le primarie sono solo l’ultima batosta che ne segnano la sconfitta totale (conquisterà solo 4 consiglieri). Il Pdl è annichilito sulle vicende giudiziarie dell’ex premier Silvio Berlusconi e del coordinatore regionale Nicola Cosentino. Lettieri ha difficoltà a smarcarsi e De Magistris colpisce duro. Si va al ballottaggio. Morcone è fuori, la sfida è tra l’ex pm e l’imprenditore. Ma l’onda arancione travolge il centrodestra. L’ex magistrato raccoglie voti da tutti gli schieramenti e supera il 65% delle preferenze. Festeggia in piazza con una bandana arancione, il colore del suo movimento, è l’icona del trionfo. A caldo commenta: «Abbiamo scassato, Napoli è stata liberata». Dice che è una vittoria dei cittadini, una vera e propria rivoluzione. È vero. Ma ora bisogna vedere se alla rivolta pacifica dei napoletani contro la partitocrazia, gli sprechi e la cattiva amministrazione corrisponda una politica reale dei fatti. Il sindaco riesce a togliere i rifiuti dalle strade, senza contare su interventi straordinari dello Stato, e questa è già un’impresa. Manda a casa 120 dirigenti esterni. Comincia a realizzare una grandissima Ztl che racchiude tutto il centro antico della città. Porta a Napoli l’America’s Cup World Series. Fa diventare l’acqua pubblica, rispondendo immediatamente alla volontà referendaria. Ma fa tanti annunci, troppi. Il suo entusiasmo è accompagnato da una logorrea che finisce per accrescere le attese e per danneggiarlo di fronte ai fallimenti e ai tagli dei trasferimenti dallo Stato. Le promesse sono tante: da Obama a Napoli a Natale fino all’80% della differenziata entro la fine dell’anno. Per ora siamo al 21,7% di rifiuti riciclati, meno di un punto percentuale in più di quanto fece la Iervolino nel suo momento migliore, un risultato scarso che non ha giustificazioni. Sono passati già sei mesi. I napoletani, presto, chiederanno il conto.