Viabilità e trasporti, rivoluzione per l’America’s Cup

Per la Coppa America sarà rivoluzionato il piano traffico. Già da domani. Per permettere i lavori sulla scogliera della Rotonda Diaz, una corsia di via Caracciolo sarà chiusa al traffico e riservata al passaggio dei camion e dei mezzi di trasporto diretti al cantiere. Inoltre, nel tratti compreso tra l’incrocio con piazza della Repubblica e quello con il viale Dohrn, sarà istituito il divieto di sosta (con la sospensione delle aree di sosta a pagamento sulle strisce blu). Ma il nuovo dispositivo del traffico, elaborato dall’assessore alla Mobilità, Anna Donati, partirà il 18 marzo e sarà in vigore fino al 30 aprile.
ISOLA PEDONALE
I napoletani dovranno abituarsi a tutta un’altra organizzazione della mobilità nella zona del lungomare. Innanzitutto, via Caracciolo (tra piazza della Repubblica e viale Dohrn) e viale Dohrn saranno chiuse al traffico. In viale Dohrn sarà istituito un parcheggio di 400 posti auto per i team dell’organizzazione.
NUOVI SENSI DI MARCIA
Questo comporterà una nuova organizzazione della viabilità. Sulla Riviera di Chiaia saranno ristretti i cantieri della metropolitana, l’operazione costerà 600mila euro, e sulla strada sarà istituito il doppio senso di marcia (con l’utilizzo della preferenziale da Mergellina verso piazza Vittoria). Sarà invertito il senso di marcia anche in viale Gramsci (che sarà percorsa da piazza Sannazaro a piazza della Repubblica). Anche in via Caracciolo, da piazza della Repubblica a via Sannazaro, sarà invertito il senso di marcia.
PARCHEGGI DI INTERSCAMBIO
Per limitare l’afflusso di auto verso Chiaia sono stati individuati parcheggi i interscambio di Campi Flegrei, viale dei Giochi del Mediterraneo, ex Mercato Ittico, Ippodromo di Agnano e Centro Direzionale, con servizi di navetta verso Chiaia ogni dieci minuti. I servizi saranno gestiti da privati e prevedono un movimento di circa 238mila passeggeri.
TRASPORTO PUBBLICO
Ma il vero investimento sulla mobilità riguarderà il trasporto pubblico. Tra il 18 marzo e il 24 aprile sono state incrementate le corse per un afflusso di 1.813.500 persone in più. Sulla linea 1 del metrò (18 marzo-24 aprile) la frequenza dei treni passerà dagli attuali 10 minuti a 7 minuti (attualmente istituita solo nella fascia oraria 6,30-9,00). Le funicolari (7-14 aprile) saranno aperte fino a mezzanotte. Sulla linea 2 (7-14 aprile), invece, l’apertura sarà prolungata fino a mezzanotte e ci saranno 30 corse in più al giorno. Nei giorni di Pasqua e Pasquetta le corse in più arriveranno a 96. Anm oltre ad incrementare tutti i servizi, istituirà un numero verde, distribuirà brochure dedicate e attiverà quattro infopoint (in piazza Vittoria, piazza Garibaldi, piazzale Tecchioe via Brin). La linea dell’EavbusNapoli-Monte di Procida, tra il 18 marzo e il 14 aprile, raddoppierà la frequenza, passando dagli attuali 20 minuti a 10 minuti. Infine, per la Circumvesuviana, nei giorni dell’evento, tra Napoli e Sorrento ci saranno due coppie di treni direttissimi in più.

(dal Roma del 5 febbraio 2012)

Deleghe, quarto rimpasto: sindaco pigliatutto

Quarto rimpasto di deleghe per la giunta del sindaco Luigi de Magistris. Dopo quello del 23 dicembre scorso, con un decreto firmato il primo febbraio, il sindaco ridisegna le competenze di alcuni assessori. E se nella riorganizzazione prenatalizia furono cambiate poche cose (la Protezione civile fu tolta all’assessore alla Mobilità Anna Donati), stavolta si tratta di modifiche sostanziali. Il dato più rilevante è che il primo cittadino raggiunge la cifra considerevole di ben 11 deleghe, avocando a sé l’Informatizzazione (che apparteneva all’assessore ai Beni Comuni, Alberto Lucarelli) e i “Fondi Europei” (che, invece, era competenza dell’assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo). Si tratta di due deleghe fondamentali per la politica amministrativa del Comune di Napoli. De Magistris sta facendo il diavolo a quattro per ottenere dal Governo la gestione diretta dei finanziamenti Ue, senza passare per la Regione. L’Informatizzazione, invece, rappresentava per Lucarelli uno dei punti fondamentali del progetto di riforma del professore di Diritto, che comprende, appunto, le reti informatiche nel novero dei Beni comuni. Insomma, in parte, ridimensiona alcuni dei suoi assessori più importanti, dall’altra accresce il numero di compiti e responsabilità nelle sue mani. Le altre deleghe nelle sue mani, d’altro canto, non sono affatto trascurabili: “Promozione della Pace”, “Difesa e attuazione della Costituzione”, “Cooperazioni e relazioni internazionali”, “Grandi eventi”, “Forum delle culture”, “Riforma della macchina comunale”, “Attuazione del programma e organizzazione”, “Comunicazione e promozione dell’immagine di Napoli”, “Protezione civile”. Di fatto, molti di questi compiti sono affidati ai suoi fedelissimi uomini chiave, come il capo di gabinetto Attilio Auricchio e il vicecapo Sergio Marotta.

L’assessore all’Urbanistica, Luigi De Falco, invece, che ha dato una spinta sostanziale per la gestione della fase più delicata dei lavori per la Coppa America, avrà in carico anche la “Gestione del sito Unesco”, direttamente collegato all’utilizzo dei Fondi europei.

L’unica mossa scontata e davvero necessaria è stata quella di alleggerire l’assessore al Patrimonio, Bernardino Tuccillo, oberato di incarichi, della delega al “Decoro e all’Arredo urbano” che, invece, viene affidata all’assessore alla Mobilità, Anna Donati.

Resta da vedere, adesso, se nel prossimo futuro oltre a ridistribuzioni di deleghe ci saranno anche rimpasti di uomini. Di certo dopo il patto sancito con Sel al Forum dei Comuni per i Beni Comuni, gli equilibri all’interno della Giunta potrebbero cambiare. Nei corridoi di Palazzo San Giacomo si discute della posizione a rischio del vicesindaco Tommaso Sodano, smentita, per ora, dai fatti. Si dovrà vedere come verrà assorbito lo scossone seguito al siluramento di Raphael Rossi dal vertice dell’Asìa e i cambiamenti apportati all’assetto della società partecipata, che ha un ruolo chiave nella gestione dell’emergenza rifiuti a Napoli. Del resto, nuovi innesti non sarebbero funzionali ad ottenere nuove maggioranze in consiglio comunale, visto gli ampi numeri a disposizione del sindaco per governare la città. Si tratterebbe di scelte strategiche dal punto di vista politico, ma in una prospettiva più ampia di quella del contesto locale.

(dal il Giornale di Napoli del 5 febbraio 2012)

Coppa America, il cronoprogramma di tutte le opere


Per quanto riguarda il restyling della Villa Comunale, questo consisterà in una manutenzione straordinaria dei giardini. Mentre il restauro vero e proprio riguarderà solo la cassa armonica, che sarà un luogo simbolo del villaggio e il podio delle premiazioni finali. L’intenzione è quella di riportare l’antica passeggiata a quando fu restaurata per il G7 nel 1994. Per il villaggio, il cui progetto è in via di definizione, si tratterà di installare solo delle strutture leggere, degli stand che non hanno alcun impatto serio dal punto di vista architettonico.
La conformazione della scoglierà varierà temporaneamente. Sarà allungata di 75 metri verso Nord e di 85 verso Sud. Subito dopo la manifestazione, saranno rimossi gli scogli sopra il livello del mare. Ma sarà effettuata anche un’altra operazione. Il muro borbonico sarà liberato per 200 metri dalle scogliere installate negli anni Ottanta e, così come previsto anche nel Prg, sarà visibile il muro in pietra grigia dell’Ottocento. Eliminando gli scogli sarà anche recuperata la spiaggia ora nascosta, rendendo più ampio lo spazio disponibile per la balneazione. Insomma, la Coppa sarà un’occasione per riqualificare parte del lungomare.

(dal il Giornale di Napoli del 3 febbraio 2012)
articolo ripreso anche da DAGOSPIA

Il grande flop della maxiztl, meno di 70 permessi

Meno di 70 persone hanno pagato per ottenere il permesso per accedere alla Ztl, meno di 5mila euro di incasso. Un vero flop se si pensa che l’avvio della grande Zona a traffico limitato era previsto per il primo febbraio. Tanto che a Palazzo San Giacomo hanno deciso di rinviare tutto a data da destinarsi. Qualcosa non ha funzionato: la comunicazione, pensano al Comune. Forse. C’è qualcosa da rivedere, certamente. La previsione dell’assessore alla Mobilità Anna Donati era che i permessi sarebbero stati poco meno di 10mila (5mila residenti, 4 non residenti). Eppure, l’ufficio dedicato per la distribuzione dei tagliandi è stato aperto in piazza Dante il 27 dicembre scorso. L’organizzazione è stata tutta improntata ad evitare le code agli sportelli: prima tocca ai non-residenti (professionisti, artigiani, medici, corrieri e ditte di distribuzione), poi ai residenti. Ma due mesi non sono bastati a convincere i napoletani che qualcosa stava cambiando nella viabilità del centro antico e l’ufficio, fino ad ora, è stato frequentato soltanto da dipendenti comunali sottratti ad altri impieghi. Del resto, il costo di quella struttura dovrebbe essere coperto proprio dagli incassi dei permessi. Serve una soluzione.
Ma i segnali che qualcosa non stava andando per il verso giusto ci sono stati. Prima, l’annuncio sulla deroga temporanea per i residenti. Poi, le scaramucce sul Bilancio. L’assessore Riccardo Realfonzo segna nel Previsionale del 2012 un milione di euro di incassi dai tagliandi per le Ztl. Ma, dopo aver fatto i conti, scopre in consiglio comunale dall’assessore Donati che la cifra è stata ritoccata al ribasso: 600mila euro: «I residenti pagheranno la metà», si giustifica la collega della Mobilità.
Maggiore certezza, invece, c’è sulle uscite. Perché proprio a febbraio arriveranno, infatti, i nuovi varchi telematici di via del Sole, via Miraballo a Pendino, via Santissimi Apostoli e via Duomo-Piazzetta Filangieri, a cui potrà aggiungersene – a seconda delle disponibilità di cassa –, forse, un quinto in piazza 7 Settembre, per una spesa complessiva che arriverà ai 150mila euro.
«La maxi-Ztl non partirà il primo febbraio». Con poche parole, semplici e chiare, l’assessore alla Mobilità annuncia l’ennesimo rinvio per l’isola a traffico limitato del centro storico. Il motivo? «Serve ancora qualche giorno di tempo – spiega Donati –, quanto non so dirlo. Quanto basta, comunque, per completare la campagna informativa e per mettere a punto il sistema di videosorveglianza. Proprio a questo scopo, abbiamo calendarizzato per i prossimi giorni diversi incontri con l’assessore Narducci ed i vertici della Polizia Municipale». Supercontrolli e migliore comunicazione, i napoletani si accorgeranno che devono chiedere i permessi soltanto quando la polizia municipale comincerà a multarli.
Per fortuna con l’istituzione delle corsie preferenziali e delle telecamere si sono ottenuti subito dei risultati. I passaggi in piazza Dante si sono ridotti da 20mila a 6mila, con una media di tremila multe al giorno. L’ammenda per i trasgressori è di 90 euro. Insomma, un’entrata per fare cassa ci sarà.

(pezzo scritto con Pierluigi Frattasi)

Consensi record per De Magistris, tutti i rischi della rivoluzione

L’onda della rivoluzione arancione porta Luigi de Magistris in cima alla classifica dei consensi per i sindaci, ma come dimostra il caso Renzi non è facile tenere la posizione. A sei mesi dalle elezioni, del resto, per la giunta dell’ex pm sono arrivati i primi scossoni. Basti pensare alle polemiche sulle dimissioni del presidente di Asìa, Raphael Rossi. Il giovane tecnico, presentato come il paladino dei rifiuti, è stato fatto fuori dall’amministrazione al primi intoppo. Nessuna parola convincente sui motivi del siluramento. Stessa cosa per le dimissioni di Roberto Vecchioni, nominato presidente del Forum delle Culture e sommerso dalle polemiche dopo la sua richiesta per il compenso: «220mila euro all’anno, devo rinunciare ai miei concerti». Inutile il suo passo indietro: «Lo faccio gratis». Dopo un mese il cantautore ha lasciato, anche stavolta con parole ambigue. Ci sono poi le figuracce sugli annunci: l’80% della differenziata, si è trasformato alla fine dell’anno in un risicato 21%, poco più della Iervolino dei tempi migliori. A questo vanno aggiunte le scelte discutibili sulla location della Coppa America che ancora oggi, a 80 giorni della manifestazione mettono a rischio le regate. Tutto, chiaramente, sarà cancellato se ai flop corrisponderanno scelte convincenti e risultati certi. Altrimenti la rivoluzione arancione sarà solo un tentativo di rinnovare una promessa mancata: quella del rinascimento.

Dopo 150 anni il Comune dice addio alla Napoletanagas

Dopo 150 anni si interrompe il rapporto tra il Comune di Napoli e la Napoletanagas. Una gara, infatti, dovrà essere effettuata per assegnare la gestione della distribuzione del gas in città. La decisione arriva per due motivi. Il primo è quello di adeguarsi alla legge, che, da circa dieci anni a questa parte, prevede l’apertura alla concorrenza e al mercato nel settore del gas. Non è solo un caso napoletano, è così quasi in tutti i comuni metanizzati dove ancora proseguono ancora i rapporti concessori costituiti senza procedura pubblica.
Il secondo riguarda il canone che la società versa al Comune di Napoli: 309mila euro. Nulla rispetto a quanto previsto dalla norma che indica nel 10% dei ricavi l’aliquota da versare ai Comuni. Visto che i ricavi della Napoletanagas si aggirano intorno ai 40milioni annui, significa che la quota versata deve essere all’incirca di 4 milioni di euro (così come specificato nella delibera).
Due le delibere firmate dal vicesindaco Tommaso Sodano con le quali Palazzo San Giacomo affronta la situazione. La prima, del 12 dicembre, disegna gli indirizzi per avviare la procedura. La seconda, del 21 dicembre, stabilisce che, nell’attesa del nuovo bando, il canone della Napoletanagas deve essere adeguato. Le maggiori entrate, come prevede la legge, dovranno essere destinate principalmente “all’attivazione di meccanismi di tutela relativi ai costi dei consumi di gas da parte delle fasce deboli di utenti”. Insomma, ci saranno bollette meno care per le famiglie in difficoltà.
Il nuovo bando non riguarderà soltanto Napoli, ma un intero “ambito” di cui il Comune partenopeo e capofila e che comprende la fascia costiera che si estende a sud della città (Torre Annunziata, Torre del Greco, Portici, Ercolano e San Giorgio a Cremano).
Chiaramente Napoli non è l’unica risorsa della società che in Campania gestisce la rete di ben 128 Comuni. La Napoletanagas è stata assorbita, dopo diversi passaggi di mano dalla Snam e la sede operativa trasferita a Torino. Si tratta, insomma, di una delle tante aziende che il territorio ha perduto nel tempo. Su questo più volte i sindacati hanno espresso la loro preoccupazione.
Il legame con il territorio, infatti, era strettissimo, ed è scritto ancora nel nome. Napoletanagas nasce il 18 ottobre 1862 con la ragione sociale – mai abbandonata – di “Compagnia Napoletana di Illuminazione e Scaldamento col Gas”. Nel 1881 fra pubblico e privato la popolazione servita era di oltre 480mila abitanti. In quell’anno la Compagnia cambiò sede e si trasferì al 138 di via Chiaia, dove vi sarebbe rimasta per oltre 100 anni. Il 27 febbraio 1981 il Cipe dà il via libera alla prima fase di metanizzazione del Mezzogiorno, cominciando da Napoli e da alcuni comuni vesuviani. In quello scenario, gli importanti investimenti operati dalla società misero in moto un processo virtuoso che consentì a Napoletanagas di trasformarsi da azienda metropolitana in società di servizi a livello regionale. Nel 1997 la società lascia la sede di via Chiaia per trasferirsi al Centro Direzionale. Ad aprile di quello stesso anno il Comune tenta di portare, senza successo, l’azienda nella propria orbita. Anche i tentativi successivi, come quello di costituire una unica società Arin-Napoletanagas falliranno.

Comune, Realfonzo: costretti ad aumentare le tasse

Non ha cambiato costume, è rimasto “Robin Hood a Palazzo San Giacomo”, anche se adesso non ha nessuno che gli mette i bastoni tra le ruote. Riccardo Realfonzo, professore di Economia e assessore al Bilancio del Comune di Napoli, ha cominciato con i tagli ai privilegi e agli sprechi: auto blu, spese di rappresentanza, telefoni cellulari, la voragine dei debiti fuori bilancio. In soli 6 mesi ha ridotto la spesa di 130 milioni di euro, un’impresa enorme, senza toccare i servizi ai cittadini.

Assessore al Bilancio prima con la Iervolino, adesso con de Magistris: che cosa è cambiato?

«È cambiato moltissimo. Adesso c’è un’agibilità politica che allora non c’era. La Iervolino era in una gabbia. Da una parte c’era la sudditanza con Bassolino, dall’altra c’erano i partiti in consiglio comunale che vincolavano, esigevano, chiedevano. C’era un quadro di vincoli spaventoso, era complicatissimo spostare qualsiasi cosa. Adesso c’è lo spazio politico per rinnovare, per cambiare».

Quali sono le difficoltà maggiori che state affrontando per il cambiamento?

«Quello che registro è certamente una maggiore difficoltà economico-finanziaria. Il quadro economico generale è peggiorato e l’impatto sul Comune è fortissimo, i trasferimenti sono notevolmente ridimensionati. Poi ci sono le difficoltà legate al cambiamento, sostituire vecchie logiche, vecchi quadri, vecchi Cda, significa scommettere su una classe dirigente nuova che non è tanto presente all’appello. Quella vecchia è completamente organica al vecchio sistema. Ci sono problemi a creare una nuova classe dirigente e a trovare manager giovani e meno giovani vicini al nostro approccio. Ma dobbiamo procedere su questa strada».

Intanto, avete riformato i vertici di quasi tutte le partecipate. All’appello manca la Mostra d’Oltremare.

«Dobbiamo intervenire ancora sulla Mostra, ma non solo. Stiamo ragionando per rilanciare la società Sirena, al di là del Cda. Ma anche Stoà. Non c’è dubbio che la gran parte del lavoro è fatta, ma riguarda solo il rinnovamento dei vertici. Adesso a questi consigli di amministrazione chiediamo di fare nuovi piani industriali, di cambiare modalità di gestione. Chiediamo di abbattere i costi, di controllare maggiormente il lavoro e di premiare, perché no, anche la qualità del lavoro».

Il progetto non era quello di uscire da Terme di Agnano e Stoà?

«È una ipotesi che stiamo ancora valutando. Ma stiamo approfondendo questi aspetti. Anche la cessione, in questo momento, si scontra con la crisi. Non è il momento giusto per fare certe operazioni. Insomma, è difficile trovare imprenditori disposti a fare grossi investimenti».

Si è parlato dell’ipotesi di ripristinare il ruolo del direttore generale alle Terme, è stato proposto a Raphael Rossi, dimissionario da Asìa.

«Non è una strada percorribile. Terme è un asset strategico e deve essere rilanciato, lo faremo certamente coinvolgendo i privati. Tuttavia, ripeto, in questo momento non è facile trovare partner con la crisi economica attuale».

Sirena è una società a rischio.

«È in difficoltà certamente. È una società nella quale abbiamo la maggioranza, ma nella quale ci sono anche altri enti. Il problema è che nel recente passato non sono state messe a disposizione le risorse per i bandi che la società faceva. Il Comune è consapevole dei propri limiti finanziari, in questo momento aspettiamo che uno dei soci faccia un passo avanti. Se troviamo una soluzione di questo tipo, siamo pronti a rilanciare la società».

Anm, Metronapoli e Napolipark, si va verso la società unica: quando si concluderà questo processo?

«Sarà il principale soggetto del Mezzogiorno di trasporto pubblico, nascerà nel corso dell’anno. Abbiamo già disegnato un modello di coordinamento che finalmente metterà in rete tutti i servizi di trasporto pubblico, una rete realmente integrata. È un’operazione un po’ pionieristica. Adesso stiamo studiando soluzioni per alleggerire il nuovo soggetto dell’indebitamento delle tre società. È necessario che la nuova azienda parta libera da questo peso».

Per quanto riguarda il personale?

«Stiamo pensando di sperimentare con queste tre società un sistema di esodi incentivati: proporre ai lavoratori over 60 degli incentivi per andare in pensione in anticipo. La nuova società quindi partirà sana economicamente e con un carico di dipendenti più leggero. Abbiamo a disposizione 15 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione proprio per affrontare la crisi dei trasporti».

Quanti prepensionamenti prevedete e, soprattutto, quante assunzioni?

«Un modello di questo tipo potrebbe interessare quasi mille lavoratori. Per una parte di questi vorremmo far scattare anche il turnover, cioè assumere dei giovani. Ma abbiamo un vincolo di legge fortissimo. Gli enti locali che hanno una spesa del personale (tra Comune e Partecipate) che supera il 50% della spesa corrente non possono procedere ad assunzioni. E noi siamo oltre questa quota. Tuttavia guardiamo lontano e speriamo di superare questo vincolo. Per ora guardiamo alla mobilità interna, cioè alla razionalizzazione del personale esistente che potrà essere trasferito da una società all’altra».

Una supersocietà avrà bisogno di un supermanager.

«In questa fase di passaggio abbiamo già chiamato dei manager per gestire la transizione. Il loro, chiaramente, è un mandato a tempo. Poi valuteremo».

Bagnoli, è tutto sbagliato quello che è stato fatto?

«È innegabile che nel passato su Bagnoli sono stati fatti degli errori. Quell’area ha bisogno di idee nuove per essere rilanciata e c’è bisogno di una condizione diversa della società».

Il “licenziamento” di Raphael Rossi ha provocato grandissime polemiche, non ci sono state parole chiare né dall’una né dall’altra parte. È vero che Rossi è andato via perché si è rifiutato di assumere in Asìa 23 lavoratori che non avevano alcun diritto?

«In questa vicenda sono sorti dei contrasti tra le scelte che Rossi, come presidente di Asìa, aveva fatto e le indicazioni che sono, invece, pervenute dalla Giunta e, in particolare, dal vicesindaco Sodano. Sull’assunzione dei lavoratori, però, si è fatta un po’ di confusione. Asìa non può procedere ad alcuna assunzione, per le ragioni di cui ho parlato prima. La delibera di Giunta a cui si fa riferimento, approvata, tra l’altro, in un giorno in cui non c’ero (ero in vacanza), dà indicazione di utilizzare questi lavoratori per un brevissimo lasso di tempo, ed è la delibera con la quale si stabilisce l’accordo tra SapNa e Asìa per il trasporto dei rifiuti con le navi in Olanda. Non si parla affatto di assunzioni a tempo indeterminato. Su questo caso si è alzato un polverone inutile».

Ma la polemica è stata alimentata dallo stesso Rossi che, più volte, ha ribadito di essere stato messo alla porta per essersi opposto alle assunzioni.

«È stato un scontro tra punti di vista differenti, quello di Rossi e quello del vicesindaco. Ma la questione dei lavoratori non c’entra».

Quindi non verranno assunti?

«No».

Saranno create altre società partecipate?

«Intanto, stiamo dismettendo Nausicaa, il consorzio San Giovanni e Napoli Orientale. Per ora il nostro sforzo è orientato al controllo sul lavoro e all’efficienza per l’abbattimento dei costi. Abbiamo imposto tagli che vanno dagli stipendi dei manager a costi di rappresentanza, abbiamo azzerato le consulenze. Ma stiamo pensando ad una nuova società che possa fungere da attività di coordinamento, anche finanziario, delle altre. Questa società permetterebbe anche di velocizzare i pagamenti dal Comune alle Partecipate, superando alcuni ostacoli imposti dalla legge. Sarebbe uno strumento per la gestione dei flussi finanziari. C’è anche un altro aspetto che verrebbe superato: le singole società fino ad ora hanno avuto rapporti individuali con il mondo finanziario e questo ha rappresentato un handicap. Un soggetto accentratore avrebbe più facilità nell’abbattere, ad esempio, i costi del credito».

Uno dei problemi più grandi del Comune è la difficoltà ad incassare tasse.

«Abbiamo attivato una task-force antievasione. Esigo che gli uffici diano il massimo. Ridurre l’evasione è la premessa fondamentale per poi ridurre la tassa. Ma le maggiori criticità le abbiamo nella riscossione delle multe e dei fitti».

E per incassare le multe che iniziative avete preso?

«Sia con l’assessore Narducci che con Tuccillo abbiamo fatto grandi passi in avanti. Per le multe abbiamo coinvolto Napolipark e Anm nella digitalizzazione dei verbali. È vero che i cittadini non pagano, che ci sono difficoltà nei contenziosi, ma in passato c’era anche un problema di lentezza nelle operazioni che andavano dall’elevazione del verbale all’arrivo a casa della contravvenzione, con il rischio in alcuni casi della prescrizione. Nel 2009 sottoposi il caso anche alla Corte dei Conti. Contemporaneamente si è agito anche sulla notifica delle multe. Posteitaliane ci costava troppo e non ci garantiva sempre l’arrivo della multa. Adesso saranno i vigili urbani, al di fuori dell’orario di lavoro, che consegneranno le contravvenzioni. Avranno un compenso variabile: se la consegna non va a buon fine, sarà solo di pochi centesimi. Il costo totale sarà di circa 5 euro, rispetto agli 8 che pagavamo prima».

Sui fitti, invece?

«Il sistema della gestione degli immobili è stata rivoluzionata. Sia per la riduzione dei fitti passivi e per l’adeguamento dei canoni di quelli attivi. In particolare ci sono tantissimi immobili di pregio per i quali si pagano fitti assolutamente inadeguati, bassissimi, noi vogliamo posizionarci sui livelli di mercato. E cominceremo anche per quei contratti che non sono ancora scaduti».

Qualche esempio?

«Circolo del tennis, Circolo Posillipo. Ma sono tanti».

La task force antievasione che risultati ha ottenuto?

«È presto per i bilanci. Ma certamente dall’incrocio delle banche dati abbiamo rilevato migliaia di posizioni anomale che verificheremo. Partiranno a breve lettere con le quali chiederemo chiarimenti».

Quando sarà pronto il bilancio di previsione del 2012?

«Contiamo alla fine del mese».

Ci saranno altri tagli?

«Una cosa deve essere chiara. Il precedente Governo e, ora, anche il governo Monti hanno tagliato i trasferimenti agli enti locali. Nel 2011 sono entrati 120 milioni di euro in meno nelle casse del Comune. Adesso ci sarà un’ulteriore riduzione. È difficile immaginare che, nella situazione in cui si riducono sempre più le risorse, i Comuni non attivino azioni per incrementare le entrare. Sono quasi costretti a farlo. Insomma, il Governo non tassa, ma lo fa fare al Comune».

Quindi i Comuni aumenteranno le tasse?

«I Comuni sono costretti ad aumentare la pressione fiscale».

Avete già delle stime sull’impatto della nuova Imu e dell’incremento dell’Irpef?

«Abbiamo numerosi studi. Ma bisogna fare un discorso onesto. Noi vogliamo prima dare e poi chiedere. La giunta De Magistris ha dato un segnale molto chiaro. Nel 2011, grazie alla manovra che abbiamo fatto a giugno in 15 giorni, abbiamo ridotto la spesa di 130 milioni di euro senza ridurre i servizi. Sfido chiunque a dire che la città funzioni peggio degli anni passati. Anzi, va molto meglio. E tutto questo senza tassare i cittadini. Abbiamo fatto pagare alla macchina comunale e alle società partecipate questi costi, abbiamo tagliato gli sprechi. A dispetto di questo la spesa sociale del Comune è cresciuta rispetto all’anno scorso. Credo che sia una operazione enorme di cui ci si deve dare atto».

Nel 2012 aumenteranno le tasse comunali?

«Nel 2012 vogliamo fare di più, vogliamo andare oltre. Vogliamo superare il problema dell’emergenza rifiuti, vogliamo spendere di più per le strade, per il verde, per le scuole. È chiaro che il Comune ha bisogno di rientrare da questi tagli pesanti».

Quanto pagheranno di più i napoletani?

«I meno abbienti non pagheranno proprio nulla. Questo sforzo lo chiederemo a coloro che possono farlo. Per ora non abbiamo ancora quantificato».

Ci saranno altri tagli agli sprechi?

«È un’azione continua che sta andando avanti. Stiamo risparmiando anche su tutti i Cda delle Partecipate. In alcune siamo passati da 5 membri ad uno. Il risultato più notevole, del resto, è stato il rispetto del patto di stabilità. Napoli è l’unica grande città ad esserci riuscita senza aiuti. Questo ci ha permesso di mettere da parte un tesoretto di circa 70 milioni di euro con i quali faremo partire alcuni cantieri. Tuttavia il Governo deve capire che il patto di stabilità non è sostenibile. Per questo, attraverso l’Anci, abbiamo chiesto di avere strumenti finanziari per affrontare le difficoltà».

Cosa pensa del nuovo Governo?

«La manovra non mi ha soddisfatto perché si fonda solo sui tagli e questo ferma la crescita. Non si possono penalizzare gli enti locali, questo mette le amministrazioni nelle condizioni di tagliare i servizi».

Caos Asìa, perché i conti non tornano

Sul caso Asìa il giocattolo della rivoluzione arancione di de Magistris si sta rompendo. Sul siluramento di Rossi dal vertice dell’azienda troppi conti non tornano e le giustificazioni che vengono date, dall’una e dall’altra parte, appaiono per ora soltanto sofismi poco convincenti. Bisogna, innanzitutto, evidenziare i messaggi di Rossi. L’ex numero uno di Asìa mette in chiaro due o tre cose importanti. La prima è che l’operazione “rifiuti in Olanda” è merito suo, ma si sarebbe potuta realizzare molto prima se non fosse stato per Comune e Regione, un modo per mettere le cose in chiaro: «Ho lavorato bene». La seconda, quella più importante, il nocciolo della questione, la dice chiaramente ai pm che indagano sul caso Asìa: mi sono opposto a 23 assunzioni illegittime. La terza, quella che in realtà crea più sgomento, è: io vivo di stipendio. Come a dire, l’opportunità di un nuovo incarico mi mette nelle condizioni di non poter dire tutto quello che ho da dire. Su questo il paladino della legalità pecca di coraggio e spiazza tutti, disintegrando in un attimo il suo mito. I suoi attacchi sono blandi: «Non mi aspettavo questa decisione», dice, ma nulla di più. Da questo momento Rossi accetta un compromesso per il quale non è più il garante dei cittadini, ma solo un rappresentante della vecchia politica. Altro che rivoluzione.

Peggio succede dall’altra parte. Sindaco e vicesindaco lo mettono fuori, hanno paura del ritorno negativo di immagine e per salvare capre e cavoli gli offrono un nuovo incarico. Ma se un manager non va bene, perché tenerlo? In sostanza Sodano dice: Rossi non va bene per l’Asìa, ci vuole uno che conosca il territorio e che sappia trattare con i sindacati. Però Rossi resta nella squadra e va a fare il paladino della giustizia in un osservatorio sui rifiuti. Perché? Le spiegazioni sono due: o si vuole coprire, come adesso si pensa, qualche atto illegittimo. Oppure la sostituzione di tutti i vertici delle partecipate fanno davvero parte di uno spoil system selvaggio: sostituiamo i vecchi con i “nostri”. La logica del non mettere nessuno fuori dalla squadra, creare posizioni nuove per salvare tutti, è esattamente quella che ha dominato la politica di Antonio Bassolino: i suoi uomini sono rimasti gli stessi dal 1994 al 2010. E la rivoluzione dov’è?

Addio 2011, per Napoli è stato l’anno della svolta. Forse

I napoletani ci credono e pensano che il 2011 sia per loro l’anno del riscatto. L’emergenza rifiuti ha raggiunto il suo apice e da un anno, ininterrottamente, le strade sono piene di cumuli di immondizia. Non si respira aria buona, il pericolo di infezioni è dietro l’angolo, è una situazione insostenibile, e stavolta non solo nelle periferie. L’Amministrazione comunale non riesce a garantire neanche l’ordinario ed è ormai paralizzata da una situazione politica precaria. Il sindaco Rosa Russo Iervolino non ha i numeri per governare, ci riesce solo grazie all’incapacità e all’attaccamento alla poltrona dei suoi avversari. Il consiglio comunale va puntualmente deserto, i provvedimenti non si approvano e, in più, in cassa non c’è più un euro.
Non c’è più chi pota i giardini, non si riparano le buche, non si pagano le cooperative sociali. La città è in ginocchio, ma nessuno può e sa farci nulla. Il decennio del governo di Rosetta sta per tramontare, mai nessun sindaco nella storia della Repubblica era rimasto tanto a Palazzo San Giacomo. Le ragioni restano un vero mistero. Un fatto è certo: l’abilità politica dell’ex ministro dell’Interno e dell’Istruzione è indiscutibile, il basso profilo dell’opposizione pure. Tant’è che non riesce neanche l’ultimo e unico vero tentativo di “golpe”, le dimissioni di massa della maggioranza del Consiglio. Alcune firme non sono valide. Quando il Prefetto le rispedisce al mittente, qualcuno pensa bene di fare un passo indietro: “Non firmo più”. Rosetta la spunta ancora. È uscita indenne da inchieste giudiziarie che le hanno portato in carcere mezza Giunta, la figuraccia di Pdl e compagnia bella sono per lei solo un’altra medaglia.
I cittadini sono stanchi di queste dinamiche di Palazzo, vogliono una città che funzioni e non vedono l’ora di andare alle urne per dare una svolta, per decidere del loro futuro. Il primo banco di prova sono le elezioni primarie del centrosinistra. Sel tenta il colpaccio candidando l’ex magistrato Libero Mancuso, sarà un flop. Il Pd punta tutto su Umberto Ranieri, anche se c’è pure Nicola Oddati. Ma la spunta Andrea Cozzolino, eurodeputato, delfino di don Antonio Bassolino, che si autocandida, spiazzando tutti, e vince. Scoppia lo scandalo, su quelle elezioni simboliche piovono accuse di brogli, ci mette mano anche la Procura. Alla fine non se ne fa nulla, viene tutto annullato. È l’inizio della fine per il Pd. Siamo alle elezioni, il centrosinistra non riesce a trovare la quadra su un nome che accontenti tutti. La candidatura di Luigi de Magistris non viene accolta bene. L’ex pm decide di correre da solo, appoggiato solo da Idv, Federazione della sinistra e la sua lista “Napoli è tua”. Alla fine Pd e Sel appoggiano Mario Morcone, nome imposto da Roma. Mentre il Pdl ripiega su un candidato pescato dalla società civile: l’ex presidente degli industriali Gianni Lettieri. I pretendenti alla poltrona di sindaco sono, in tutto, sette.
Tutti si aspettano un ballottaggio tra Morcone e Lettieri, nessuno scommette un euro su De Magistris. Lui tiene comizi nelle piazze, senza palco: microfono e amplificatore. Parla alla gente, entra nelle case. Sa comunicare meglio di tutti. È migliore, tecnicamente, la sua propaganda, più adeguato l’utilizzo dei socialnetwork, più interessante il suo messaggio: «La città è nostra, riprendiamocela». Gli altri non riescono a convincere. Il Pd napoletano, ancora commissariato, esce da anni di fallimenti e malgoverno, le primarie sono solo l’ultima batosta che ne segnano la sconfitta totale (conquisterà solo 4 consiglieri). Il Pdl è annichilito sulle vicende giudiziarie dell’ex premier Silvio Berlusconi e del coordinatore regionale Nicola Cosentino. Lettieri ha difficoltà a smarcarsi e De Magistris colpisce duro. Si va al ballottaggio. Morcone è fuori, la sfida è tra l’ex pm e l’imprenditore. Ma l’onda arancione travolge il centrodestra. L’ex magistrato raccoglie voti da tutti gli schieramenti e supera il 65% delle preferenze. Festeggia in piazza con una bandana arancione, il colore del suo movimento, è l’icona del trionfo. A caldo commenta: «Abbiamo scassato, Napoli è stata liberata». Dice che è una vittoria dei cittadini, una vera e propria rivoluzione. È vero. Ma ora bisogna vedere se alla rivolta pacifica dei napoletani contro la partitocrazia, gli sprechi e la cattiva amministrazione corrisponda una politica reale dei fatti. Il sindaco riesce a togliere i rifiuti dalle strade, senza contare su interventi straordinari dello Stato, e questa è già un’impresa. Manda a casa 120 dirigenti esterni. Comincia a realizzare una grandissima Ztl che racchiude tutto il centro antico della città. Porta a Napoli l’America’s Cup World Series. Fa diventare l’acqua pubblica, rispondendo immediatamente alla volontà referendaria. Ma fa tanti annunci, troppi. Il suo entusiasmo è accompagnato da una logorrea che finisce per accrescere le attese e per danneggiarlo di fronte ai fallimenti e ai tagli dei trasferimenti dallo Stato. Le promesse sono tante: da Obama a Napoli a Natale fino all’80% della differenziata entro la fine dell’anno. Per ora siamo al 21,7% di rifiuti riciclati, meno di un punto percentuale in più di quanto fece la Iervolino nel suo momento migliore, un risultato scarso che non ha giustificazioni. Sono passati già sei mesi. I napoletani, presto, chiederanno il conto.

Bonifica di Bagnoli, finisce il commissariamento

Finisce il commissariamento per la bonifica dei fondali e la rimozione della colmata di Bagnoli e Napoli Est. Da sabato tutte le competenze passano al Comune di Napoli che gestirà direttamente le risorse, ma anche i problemi. Oltre ai finanziamenti che passeranno dalle casse del commissariato a quelle di Palazzo San Giacomo, ci sono una serie di incombenze da gestire che non renderanno la vita facile alla giunta De Magistris. Primo tra tutti la raffica di ricorsi, ben 21, che bloccano molte delle attività, soprattutto nella zona Est. La maggior parte di questi sono stati effettuati dalle aziende che lavoravano nell’area dei petroli, dalla Kuwait alla Eni. Per non parlare delle società che chiedono l’annullamento di gare già espletate. O di quelle che hanno chiesto e ottenuto risarcimenti danni milionari.
Tuttavia, si tratta di un atto ritenuto necessario dall’Amministrazione per dare un’accelerata fondamentale ai lavori che procedono con estrema lentezza. Mancava solo il nulla osta del Ministero dell’Ambiente, che è arrivato il 7 ottobre scorso. Il passaggio si concluderà con la liquidazione da parte del commissario Mario Pasquale De Biase del trasferimento di opere, finanziamenti e attività. È proprio grazie a quest’atto che nell’ultima manovra di Bilancio del Comune di Napoli sono stati inseriti circa 50 milioni di euro (48.789.059,15) destinati proprio a Bagnoli. Un’operazione contabile che ha permesso all’assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo di non sforare il patto di stabilità.
Ma De Magistris chiede di più. L’intenzione sarebbe quella di gestire direttamente i fondi europei senza passare per la Regione. Non è una possibilità da escluedere completamente. Per qualche amministrazione è stato possibile, soprattutto in relazione ad eventi eccezionali. Ed il sindaco nei mesi scorsi ha incontrato, insieme al suo vice Tommaso Sodano, anche l’ex premier Silvio Berlusconi per discutere proprio di questo tema. E ci sono stati già contatti con il nuovo Governo per riprendere il discorso. Bagnoli è una sfida troppo importante, sulla quale le vecchie amministrazioni di Antonio Bassolino e di Rosa Russo Iervolino hanno perso. L’ex pm non vorrebbe fare la stessa figura dei suo predecessori. La sua intenzione è quella di imprimere una svolta. Quella della Coppa America poteva essere un’occasione, ma è già sfumata. «Al governo – disse il primo cittadino – abbiamo chiesto lo sblocco di 500 milioni che già spettano a Napoli. È la prima volta che una grande città del Mezzogiorno chiede di essere direttamente assegnataria dei fondi. Non si tratta di un intervento straordinario ma di soldi che ci spettano. Se ci dessero questa possibilità sarebbe una prova di senso civico oltre che politico. E devo dire che ho trovato sensibilità da parte del governo».
Per ora ci sono da gestire i primi 50 milioni di euro finanziati dalla Regione, ma non arrivati ancora nelle casse della Bagnolifutura, che potranno far ripartire la gara per il primo lotto del Parco urbano. Sono previsti il recupero ambientale e la realizzazione di circa 33 ettari di Parco Urbano e i 4 chilometri di strade per l’accesso. Il Grande Progetto si articola in altri due lotti la cui realizzazione verrà finanziata con la vendita delle aree edificabili da parte di Bagnolifutura per un importo pari a circa 120 milioni di euro. L’obiettivo del Grande Progetto è realizzare, all’interno dell’area ex industriale di Bagnoli, un polmone verde per la città, teso a promuovere il ricco patrimonio di archeologia industriale in esso contenuto e nello stesso tempo a valorizzare le risorse ambientali, naturalistiche e paesaggistiche che il sito conserva.