Il cardinale demagogo caccia i boss dalla chiesa

il cardinale Crescenzio Sepe

Sepe come Berlusconi. Il cardinale di Napoli sembra più interessato alla piazza mediatica che alla cura del suo gregge e fa il demagogo pur di guadagnarsi il consenso. La comunicazione prima di tutto e prima di niente. Ora ha ordinato ai sacerdoti della sua diocesi di non celebrare i funerali dei camorristi. Non solo, i boss non potranno fare i padrini per comunioni e cresime e i testimoni ai matrimoni. Lo ha scritto in un volumetto di orientamento in distribuzione in tutte le parrocchie napoletane. Insomma, senza vergogna lo ha messo nero su bianco, considerando l’insegnamento del vangelo carta straccia. Ma vuoi mettere? Cos’è il vangelo rispetto alla pagina di un quotidiano nazionale? È vero, i camorristi sono la feccia del mondo. Ma Sepe e i suoi sacerdoti non si possono sostituire ai giudici né in cielo né in terra. È vero che Napoli ha bisogno di iniziative forti, ma anche di guide equilibrate. Quanti boss convertirà Crescenzio con la sua iniziativa? Quale carisma ha per convertire un boss? Meglio quando fa il banditore d’aste.

Don Manganiello contro Gomorra: fango su Napoli

di Marta Cattaneo

«Gomorra è un film che ha gettato solo fango su Scampia e su Napoli». Parole dure, durissime, quelle pronunciate da don Aniello Manganiello ieri pomeriggio nel corso di Domenica In – L’Arena, il programma condotto da Massimo Giletti in onda su Raiuno. E don Aniello, il quartiere all’ombra delle famigerate Vele, lo conosce bene, anzi, proprio da Scampia, se ne è dovuto andare a malincuore appena 20 giorni fa. Dopo sedici anni di battaglie. Dopo sedici anni da prete di frontiera trascorsi al fianco di chi, quotidianamente, vive con la consapevolezza di essere dimenticato da tutti, istituzioni in primis. Colpa di un trasferimento nella Capitale. Ieri, dopo appena 20 giorni, don Aniello è tornato a parlare della sua Scampia, della sua gente, di quella gente che non ha mai abbandonato e che porterà sempre nel cuore. Torna a difendere i suoi parrocchiani e lo fa attaccando il film tratto dal best seller di Roberto Saviano. «Un’operazione da cassetta – ha detto senza mezzi termini il sacerdote – che non ha avuto rispetto per nessuno, per settantamila abitanti che fanno parte della ottava municipalità». Una voce fuori dal solito coro dei consensi. Una voce autorevole di chi il territorio lo conosce per davvero. Di chi la criminalità la ha combattuta con i fatti e non solo a parole. «Un film – ha poi proseguito don Aniello – che ha gettato solo fango su Scampia e su Napoli e che ha dato nel mondo un’immagine della nostra città e del quartiere negativa». Nella pellicola di Garrone non sarebbe raccontata la vera Scampia. Bensì si vedrebbero solo «stereotipi in riferimento ad un territorio degradato, ostaggio della camorra, con gente disonesta, anarchica, illegale. Uno stereotipo che i giornali e i media ci hanno buttato continuamente addosso» dimenticandosi di quella gente onesta che, nel quartiere alla periferia nord di Napoli, vive. Perché, come spiega anche il sacerdote coraggio, «circa la presenza malavitosa o dell’indotto umano che fa riferimento alla camorra o che vive di illegalità o di espedienti l’Università Federico II ha dato dei numeri: su una popolazione di settantamila abitanti, i malavitosi sarebbero dieci o quindicimila». Insomma, per una volta, bisognerebbe vedere il bicchiere mezzo.

(dal “Roma” dell’1 novembre 2010)