Fitti passivi, il Comune vuole lasciare 100 immobili

Il Comune spreca ogni anno 7,7 milioni di euro per affittare 108 immobili di cui potrebbe fare anche a meno. Biblioteche, sedi di rappresentanza, uffici, scuole, magazzini, alcuni dei quali locati con prezzi che vanno oltre le quote di mercato. È la voragine dei cosiddetti fitti passivi, cui hanno messo mano gli assessori Bernardino Tuccillo (Patrimonio), Riccardo Realfonzo (Bilancio) e Giuseppe Narducci (Legalità). La giunta, infatti, ha approvato una delibera con cui si prevede la dismissione di tutte le strutture per le quali il Comune deve pagare e la razionalizzazione e la riorganizzazione di quelle che sono di proprietà dell’Amministrazione.
Già dal proprio insediamento Tuccillo aveva sollevato il problema, affrontando subito lo scandalo delle strutture concesse ai partiti politici per le quali non erano mai stati corrisposti gli affitti.
L’obiettivo è quello di azzerare la spesa di quasi otto milioni all’anno e non è raggiungibile nell’immediato. Ma già nel 2012 la riduzione dovrà essere sostanziale. Realfonzo, infatti, inserirà nel Bilancio di previsione una quota proveniente proprio da questi tagli. La delibera stabilisce, però, anche dove andranno a finire i soldi recuperati: nella ristrutturazione degli immobili di proprietà comunale che, per carenza di fondi, non sono stati ancora restaurati: 7,7 milioni sono abbastanza per garantire restyling e manutenzione di un centinaio di immobili. Gli assessori lo dicono chiaramente: fino ad ora è mancata totalmente una politica che limitasse lo spreco di risorse economiche. Per questo è necessario ripensare tutto, a partire dall’organizzazione degli uffici comunali: accorpando servizi e funzioni.
BANCA DATI.  Il primo passo per realizzare questo progetto sarà quello di realizzare una banca dati di tutti gli immobili per i quali si pagano fitti con le relative funzioni. Nel data base saranno segnalate, chiaramente, eventuali criticità: come quella di strutture inutilizzate e sottoutilizzate. Una volta censiti gli edifici di cui liberarsi, si dovranno individuare le strutture esistenti in grando di ospitare i servizi di quelle dismesse. Si punterà, soprattutto, sul patrimonio esistente. Per il recupero non è escluso l’utilizzo di finanziamenti privati. Tra le risorse da prendere in considerazione ci sono anche i ruderi e quelle di proprietà demaniale.
INTERVENTI SUL PATRIMONIO.  Oltre ad azzerare i fitti passivi, l’obiettivo è anche quello di mettere a reddito il patrimonio. Per questo nella delibera di indirizzo vengono indicati alcune strategia. La prima è quella di individuare alcune strutture che possano essere utilizzate come sedi di dibattiti, convegni ed eventi. Insomma, dei mini-poli fieristici per incrementare le entrate. Il secondo punto riguarda l’analisi degli attuali fitti attivi, soprattutto per quanto riguarda gli immobili di pregio (Circolo del Tennis, Circolo Posillipo e così via). Tuccillo ha più volte evidenziato l’esigenza di adeguare gli attuali canoni, troppo bassi rispetto ai prezzi di mercato, anche per i contratti che non sono in scadenza. Sarà inoltre fatta una ricognizione di tutte quelle strutture concesse in comodato d’uso gratuito ad associazioni, ad enti e a tutte le organizzazioni che sono esterne all’Amministrazione comunale.

Strade, l’assessore: faremo un altro Global service

Quello di chiudere il centro storico alle auto è stato il primo atto concreto della “rivoluzione” del sindaco Luigi de Magistris. Nessun napoletano avrebbe mai pensato possibile una cosa del genere, forse per questo per realizzare il suo piano il primo cittadino ha chiamato un assessore “forestiero”. Anna Donati, romagnola, tra i fondatori del partito dei Verdi in Italia, superesperta di Mobilità urbana, tra i primi a sperimentare i varchi telematici nel Paese, ci crede. «Tra cinque anni? Avremo una città migliore», dice. Intanto, nella cuore antichissimo di Napoli, qualcosa è già cambiato e questo fa ben sperare.
Quando è arrivata a Palazzo San Giacomo cosa ha trovato: tutto da rifare o c’è qualcosa da salvare?
«Ho trovato cose interessanti, cose discutibili e, comunque, molto disordine. In ogni cassetto che apro trovo progetti mai partiti o lasciati in sospeso. C’è certamente una cosa buona: è il progetto della metropolitana con i suoi cantieri, che certamente affaticano la città e i cittadini, ma che, in prospettiva, rappresenta la soluzione di tanti problemi. In questo progetto c’è un’idea di città dove le reti di trasporto sono un asse fondamentale di sviluppo, di mobilità, di accessibilità e di riqualificazione urbana. La cosa cattiva, invece, è tutto quello che ho trovato in superficie. Per tutto quello che riguarda la regolazione delle strade ho trovato una grande arretratezza».
Un esempio di questa arretratezza?
«Il fatto che non esista una Ztl estesa. Ci sono micro-aree chiuse al traffico. Il fatto di creare nel centro antico una Zona a traffico limitato di 120 ettari è una rivoluzione per Napoli, ma nel resto d’Italia e d’Europa si tratta di cose ormai consolidate. Adesso bisogna regolare l’accesso a queste aree e presidiarle davvero tutti i giorni con dei varchi telematici».
La Ztl, ufficialmente, non è ancora partita.
«È partita e non è ancora arrivata. Abbiamo cominciato con le corsie preferenziali: piazza Dante, via Toledo e parte di via Duomo. Si tratta di strade di grande traffico: 20mila accessi giornalieri per piazza Dante e 10mila per via Duomo. Strade interne alla città che venivano utilizzate come attraversamento. Chiudendole, di fatto, abbiamo circoscritto gran parte della Ztl, e ora il centro antico è già meno congestionato. Allo stesso tempo sono stati presi altri provvedimenti: più strisce blu, più aree pedonali, un autobus, il C55, che gira attorno alla Ztl».
Qual è il perimetro della Ztl?
«Via Pessina, via Monteoliveto, corso Umberto, via Pietro Colletta, via Foria. La Napoli greco-romana in sostanza».
Quando partirà ufficialmente il dispositivo?
«Quando saranno distribuiti tutti i permessi. Contiamo che accada all’inizio di febbraio».
Il timore con la chiusura del centro era l’ingorgo totale nel resto della città.
«Noi avevamo il terrore che, una volta svuotato il centro antico, sarebbero state invase le strade limitrofe, dal Duomo al corso Umberto. Il grande ingorgo, invece, non c’è stato. Anzi, abbiamo ottenuto subito dei risultati. Sono aumentati gli utenti della metropolitana (il 3% a piazza Dante), quelli dei bus Anm tra il 12 e il 15%, è aumentata anche la velocità dei pullman in centro del 15-20%, anche se siamo ancora sui 10 chilometri orari, una media, purtroppo, molto bassa. Ora abbiamo utenti che protestano perché vorrebbero più bus. Corsie più libere e attese minori alle fermate fanno emergere il deficit del trasporto pubblico che abbiamo».
Per quanto riguarda lo smog ci sono stati risultati?
«La centralina Museo, che ci preoccupava non poco, da quando è partito il nuovo dispositivo, ha avuto solo due giorni di superamento, rispetto agli sforamenti continui degli anni passati».
La Ztl è stata accolta da molte proteste.
«Non fermarsi alla prima critica è molto importante per centrare gli obiettivi. È necessario però chiarire il metodo che utilizziamo: prima di prendere qualche decisione consultiamo sempre mezzo mondo. Riconsultiamo quelli che non sono d’accordo. Ma su alcune cose non possiamo fare marcia indietro. D’altro canto quelli che hanno protestato di più, come Pio Barone Lumaga, si trovano fuori dalla Ztl».
I controlli alla partenza sono stati imponenti, non si rischia adesso di abbassare la guardia?
«I controlli devono essere costanti. Quelli limitati nel tempo non funzionano. Per ora ci sono i vigili, ma in futuro ci saranno i varchi telematici, come succede nel resto d’Italia. Tre varchi sono già stati attivati. Adesso abbiamo affidato a Napolipark altri 4 o 5 varchi (dipende dal ribasso della gara) attorno alla Ztl (via del Sole, via S.S. Apostoli, via Duomo/piazzetta Filangeri, via Miroballo al Pendino). Questi a fine febbraio saranno montati».
Ma le telecamere ci saranno solo al centro storico?
«No, c’è un progetto “maxi”, l’unico che abbiamo salvato dai tagli: Itaca, un vecchio progetto di telematica applicata al traffico, che era saltato perché era stata annullata la gara. Il piano prevede semafori intelligenti, varchi telematici di protezione delle Ztl e varchi di protezione per le corsie preferenziali. In tutto ci saranno 80 telecamere, costeranno 7 milioni, già stanziati: la metà li mette il Comune, l’altra metà il Governo».
I varchi esistenti che risultati hanno dato?
«Innanzitutto, un abbassamento notevole del traffico. A piazza Dante passano 6mila veicoli al giorno invece dei 20mila precedenti. Circa il 50% di questi sarebbe non autorizzato».
Si tratta di circa 3mila multe al giorno?
«Sì, anche se sono in corso delle verifiche. È possibile che parte di queste siano per mezzi autorizzati che non hanno comunicato la targa al Comune (Asìa, ambulanze e così via). Penso che arriveremo a circa 2.500. Le multe stanno partendo adesso».
Quanti permessi sono stati distribuiti?
«Circa 500, ma si tratta di permessi per le corsie preferenziali. Quelli per la Ztl saranno distribuiti presso l’apposito ufficio in piazza Dante da martedì. Stiamo disponendo tutta la modulistica».
Avete delle previsioni sul numero di pass per la Ztl?
«Faccio fatica a pensare a dei numeri, perché si tratta di un territorio complesso che ricopre più Municipalità. Pensiamo che saranno circa 5mila i nuclei familiari che chiederanno i pass per i residenti. Tutte le altre categorie arriveranno sui 4mila permessi. Ma c’è una novità, i permessi serviranno ad effettuare anche controlli sul pagamento delle tasse».
In che senso, cosa dovrà dimostrare chi vuole ottenere il tagliando?
«I garage dovranno presentare regolari contratti e permessi. Così come i clienti. Insomma, chi vuole entrare nella Ztl perché ha un posto auto in una rimessa o in un box auto, dovrà mostrare una ricevuta, un contratto di affitto o di proprietà. Non possiamo agevolare l’abusivismo, in qualsiasi forma».
Molti hanno parlato di ecopass.
«L’ecopass permette l’accesso a chiunque paghi. Nella Ztl entrano solo gli aventi diritto».
Sarà un modo per fare cassa?
«Sono soldi che serviranno a mantenere l’ufficio che dovrà essere aperto sempre».
Qualcuno ha parlato di patrimoniale facendo riferimento al costo dei pass.
«Non è così. Ma chi ha un’auto più potente può anche pagare qualcosina in più. Poi ci siamo tenuti più bassi delle altre città».
Sono previste altre Ztl?
«Per via dell’Epomeo abbiamo già avuto degli incontri in Municipalità e fatto dei sopralluoghi con la polizia municipale. A metà gennaio cominceremo con i 500 metri centrali della strada che è lunghissima. Al Vomero ci hanno chiesto un Ztl notturna nel fine settimana a San Martino. La Municipalità di Chiaia, invece, sta acquistando due varchi di protezione da mettere su via Chiaia e al Borgo Marinari. Inoltre, la Ztl attiva solo a Natale diventerà permanente. Poi, ci saranno anche Quartieri Spagnoli e Pignasecca, essenziali per far funzionare bene la Ztl centro antico».
Tra i primi annunci del sindaco c’è stata la chiusura al traffico del corso Umberto entro il 2012.
«Si farà, ma sulla data non mi sbilancio. Il rettifilo è una strada di grande traffico, così come le strade che abbiamo già chiuso. Io penso che una volta che la metropolitana della linea 1 arriverà a piazza Garibaldi, quell’asse verrà alleggerito decisamente. La cosa che mi preoccupa, per cui non mi sbilancio sulla data, è la stazione Duomo. È un progetto delicato perché ci sono importanti ritrovamenti archeologici. Per questo la settimana prossima incontrerò a Roma il nuovo sottosegretario Cecchi».
Quando apriranno le prossime stazioni della metro?
«A maggio apriremo la stazione Toledo, ho già fatto un sopralluogo per verificare lo stato dei lavori. Entro un anno dovremmo aprire la stazione della linea 1 a piazza Garibaldi. Un nodo fondamentale dal punto di vista della mobilità. È ben delineata anche la stazione Municipio, il quadro dei ritrovamenti archeologici è abbastanza chiaro. Se tutto fila liscio, tra 15 mesi dovrebbe aprire, anche se la piazza non sarà completa».
La fusione delle 3 società che si occupano di Mobilità urbana sta procedendo?
«Per la riorganizzazione di tutti i servizi è essenziale la società unica. Sarà più facile ridistribuire le risorse senza creare squilibri tra le tre società e, chiaramente, razionalizzare i servizi più agevolmente. Molti problemi delle Partecipate, attualmente, dipendono dai mancati trasferimenti da parte del Comune. Il problema per la nuova azienda è farla partire senza questo credito enorme».
I Cda di Anm e Metronapoli sono cambiati, manca ancora Napolipark.
«La delibera è già pronta, ma il manager lo sceglie il sindaco».
Per i taxi sono previste novità?
«Per ora abbiamo previsto un nuovo tariffario sempre legato alla nuova Ztl: 6 euro per una prima fascia attorno all’area del centro antico, 8 euro per una fascia più ampia (Centro direzionale, via Caracciolo)».
Per i tagli ai trasporti sono state ridotte molte corse, la situazione non sembra migliorare.
«Se i tagli vengono confermati, il rischio è quello di ridurre ancora del 5% i servizi».
L’assessore regionale è stato attaccato duramente per i tagli.
«Devo dire che fino a quando c’è stato il precedente governo la Regione si è fatta sentire poco, al contrario di altre amministrazioni dello stesso colore politico, questo ci ha demoliti. Adesso pare che le cose siano cambiate».
Rischiamo anche di perdere i fondi europei per la metropolitana.
«Senza quelli non andiamo da nessuna parte».
La manutenzione delle strade è praticamente nulla in città.
«Sono rimasta allibita per il fatto che per la manutenzione delle strade c’era un deficit enorme e in bilancio c’era praticamente zero. Adesso abbiamo sbloccato una delibera da 700mila euro di somma urgenza per Parco Margherita, via Coroglio, via Petrarca (dove c’è il parapetto non ancora riparato) e così via. Nel 2012 le risorse per la manutenzione devono aumentare, altrimenti non ne usciamo. Il sindaco è d’accordo».
La precedente giunta ha tentato di rimediare con un Global service, ma tutto è stato bloccato dopo l’arresto di 4 assessori.
«Non spetta a me giudicare quello che c’è stato prima. In generale, il sistema del Global service è necessario per la manutenzione ordinaria. Del resto, le regole sono cambiate, non è possibile più fare contratti aperti. Di fronte a questa situazione, i contratti di servizio sono la soluzione migliore. Gli uffici stanno verificando che cosa possiamo fare».

Album di figurine per riconoscere i consiglieri

Giacca, cravatta, paltò. Passa davanti alla garitta dei vigili urbani con nonchalance, le delibere sotto al braccio, va di fretta e saluta velocemente, come tutte le persone che sono di casa a Palazzo San Giacomo. Ma uno degli agenti lo ferma: «Dove va?». «Vado dall’assessore», risponde anche un po’ infastidito. L’agente cerca di frenarlo e gli chiede: «Ma lei chi è, ha un appuntamento?». Il poveretto deve ripetere la solita tiritera: «Sono un consigliere comunale, non mi riconosce?». No. Nessuno li riconosce. Sono quasi tutte facce nuove i componenti del Consiglio di via Verdi, eletti alle ultime Comunali e a distanza di cinque mesi, anche gli addetti ai lavori hanno ancora qualche difficoltà a ricordare tutti. E se i volti sono ormai impressi nella memoria, complicatissimo è abbinare i nomi alle facce. Per questo a Palazzo San Giacomo hanno trovato un escamotage. Un piccolo album con le figurine di consiglieri comunali e assessori. Viso e nome di tutti in tre foglietti che possono essere inseriti in un’agenda. Ce li hanno tutti o quasi: assessori, staffisti, dirigenti e qualche consigliere comunale. Adesso quando l’anonimo ospite di Palazzo San Giacomo comincia a fare domande all’assessore di turno, questi ascolta paziente e, intanto, dà un’occhiatina all’album che ha nell’agenda. Completato il riconoscimento comincia a rivolgergli la parola e magari a dare dal tu allo sconosciuto consigliere comunale: «Certo, prendo in considerazione la questione. Presto ti darò una risposta». Ma l’album ha funzionato. C’è chi ormai lo utilizza come gioco da tavolo: “Copro il nome, riconosci chi è”. C’è ancora qualche bontempone che per confondere i colleghi inserisce foto a caso come quella dell’ex centravanti della Germania Rummenigge, della brunetta dei Ricchi e Poveri o di Winnie the Pooh. Ma c’è anche chi, proprio grazie all’album delle figurine del Comune, riconoscerebbe adesso un consigliere comunale di Napoli anche in un rave party.

Turismo: il sindaco di Napoli manda i vigili a scuola

Il sindaco manda i vigili urbani a scuola. I corsi si terranno tra dicembre e giugno e vi parteciperanno 60 agenti napoletani. L’intento è quello di creare agenti sempre più preparati ad avere a che fare con i turisti stranieri. L’iniziativa, a costo zero per Palazzo San Giacomo, è stata avviata grazie ad un accordo con il dipartimento del Turismo della presidenza del consiglio dei ministri. L’obiettivo è chiarito proprio al primo punto del protocollo, firmato dal primo cittadino Luigi de Magistris e il capo della struttura romana Caterina Cittadino: «Nell’attuale contesto di “turismo globalizzato”, al centro di un panorama estremamente affollato di offerte turistiche, il fattore “accoglienza” rappresenta uno dei maggiori punti di forza di una proposta turistica di qualità e il vero “valore aggiunto” della destinazione turistica». I corsi sono costituiti da quattro classi di 15 vigili urbani che dovranno partecipare a 36 ore di lezioni. Le materie vanno dalla “comunicazione e tecniche relazionali” alle nozioni sul “patrimonio turistico locale”, passano per la storia della città. Ma non mancano materie da scuola di polizia americana, come la “gestione dello stress” e il “problem solving”. Le nozioni linguistiche, previste nel programma, lasciano il tempo che trovano visto il poco tempo a disposizione. I soldi li mette Roma, ma il Comune di Napoli dovrà occuparsi dell’organizzazione e di mettere a disposizione dei locali idonei per le lezioni. Si occuperà, invece, di formare la polizia municipale “Promuovi Italia”, un’agenzia di assistenza tecnica che opera alle dipendenze della presidenza del consiglio dei ministri. Il presidente è Maria Concetta Patti, l’ex amministratore delegato di Valtur. Insomma, almeno 60 vigili sapranno parlare con il turista americano o tedesco di turno. O, comunque, se non capiranno una parola, non si stresseranno. Il corso di training autogeno li aiuterà a superare la crisi di una domanda incomprensibile. Le lezioni di problem solving, invece, garantiranno loro la capacità di trovare nel più breve tempo possibile uno studente di lingue nelle vicinanze.

* dal Roma del 7 settembre 2011

Il Comune cancella la festa di Piedigrotta

Niente Piedigrotta per quest’anno. Il Comune dimentica la festa più importante della città. Nonostante l’annuncio dell’ex assessore alla Cultura, Graziella Pagano, nessun progetto è stato presentato per accedere ai finanziamenti europei messi a disposizione dalla Regione (il bando scadeva a maggio). «Sono dispiaciuto», commenta l’ex presidente dell’Ept, Dario Scalabrini. Sua l’iniziativa di riportare in auge la festa dopo anni di silenzio nel 2007. Ha riportato carri e canzoni, ma anche eventi straordinari come il concerto di Elton John. Le sue iniziative hanno creato polemiche, ma una innegabile eco internazionale. Basti pensare al film “Passione” di John Turturro, girato durante la festa, e presentato al Festival di Venezia lo scorso anno. Ma, anche se la responsabilità di questa défaillance è evidentemente della precedente amministrazione, l’attuale assessore comunale alla Cultura evidenzia che «la festa non è tra le priorità del Comune». «In cassa – dice Antonella Di Nocera – non ci sono soldi». Tuttavia, la prospettiva di Palazzo San Giacomo non è quella di riprendere il corso riaperto da Scalabrini: quella di una festa popolare e internazionale, così come è stata nei tempi della belle époque. «Non sono d’accordo con le imposizioni dall’alto. La festa di Piedigrotta appartiene alla città, non è possibile affidare la realizzazione dei carri ad una ditta con un bando di concorso – afferma l’assessore – Se ci sarà la possibilità sosterremo in futuro le iniziative della gente». «La Piedigrotta non è né di Caldoro né di De Magistris – replica Scalabrini – Avrei capito se avessero rivoluzionato, stravolto, l’organizzazione della festa. Ma cancellarla mi pare un errore gravissimo in termini manageriali. Così si buttano al vento gli sforzi fatti in quattro anni, una incredibile operazione di marketing. Ma questa città è fatta così, c’è una tendenza a distruggere continuamente quello che si è costruito – dice l’ex presidente dell’Ept -. E, poi, non c’è il senso dell’importanza degli eventi. Pensiamo a San Gennaro, oltre alla festa religiosa non c’è niente. Guardiamo cosa succede a Milano durante durante i festeggiamenti per Sant’Amborgio. Per fortuna a Napoli l’11 settembre un evento importante ci sarà, anche se non riguarda la Piedigrotta, ed è il concerto di George Michael, che abbiamo organizzato all’Acciaieria sonora».
Insomma, quest’anno Piedigrotta non sarà la festa della città, sarà la festa della Madonna, del quartiere, dei pescatori di Mergellina. Sarà preservato il valore religioso della ricorrenza, ma non quello tradizionale di un evento, da sempre, caratterizzato dalla incredibile commistione tra sacro e profano. Ad attirare l’attenzione dei cittadini ci saranno certamente le iniziative del cardinale. Oggi alle 20,30 l’arcivescovo sarà a Mergellina dove, su una barca opportunamente allestita, celebrerà la Messa dei Pescatori in onore della Madonna di Piedigrotta, la cui immagine sacra arriverà dal mare in processione (a partire dalle ore 19), accompagnata e accolta da canti e preghiere della tradizione mariana e devozione marinara. Con la celebrazione eucaristica presieduta da Sepe, hanno inizio i solenni  festeggiamenti che si concluderanno il 12 settembre, nella Basilica di Piedigrotta.
* da “il Giornale di Napoli”, pag.6, nel “Roma” del 3 settembre 2011

Se gli assassini scrivono in prima pagina

È un Paese strano il nostro, dove gli assassini scrivono in prima pagina. Leggo spesso su Repubblica i commenti di Adriano Sofri, condannato per l’omicidio del commissario Calabresi. Leggo sullo stesso giornale dei processi al presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Si sprecano interventi dei vertici del quotidiano o di notisti politici di tutto rispetto sulla questione morale: può una persona accusata di reati gravissimi, come il premier, essere la guida del Paese? No, certamente. Ma la questione morale riguarda tutti e non solo i nostri nemici. C’è un uomo condannato per un delitto gravissimo, il più grave che un uomo possa commettere. E c’è un uomo indagato per reati molto gravi e per questo, per il nostro sistema giudiziario, innocente fino a prova contraria. Il primo è Sofri, cui Repubblica e altri giornali, affidano commenti su questioni morali fondamentali (mi viene in mente il caso di Eluana Englaro, ad esempio). Il secondo e Berlusconi, cui Repubblica chiede conto del Bunga Bunga e di come abbia trasformato il Paese in un bivacco per i suo manipoli e lo invita a dimettersi.

È evidente che i conti non tornano. La logica non ci aiuta a comprendere questa disparità di trattamento. Un assassino viene assurto a guida morale per i lettori e un presunto imbroglione viene perseguitato come il peggiore dei mali. È un paradosso che renderà per sempre inefficace qualsiasi battaglia contro mister B. Il Cavaliere si difende accusando i giudici politicizzati che vogliono farlo fuori. Repubblica risponde che i reati sono evidenti e che il presidente deve dare risposte agli italiani e alla Giustizia. Per Sofri le cose cambiano. In questo caso, per Repubblica e per tanti altri, i giudici hanno fallito e hanno condannato un innocente. Allora l’ex direttore di Lotta Continua, condannato definitivamente dal tribunale, viene assolto dal giornale che gli offre la prima pagina, concedendogli una libertà più grande di quella che avrebbe potuto avere fuori dal carcere.

È la stessa giustizia fai-da-te di Berlusconi, è lo stesso atteggiamento di delegittimazione del sistema giudiziario.

Non si assolvono gli assassini in redazione. Il ruolo di un giornale, di un grande giornale, è quello di lottare fino alla nausea per dimostrare la verità. Come si vuole dimostrare che Berlusconi è un corruttore e un affarista, così si deve dimostrare che Sofri è innocente. E la verità deve essere talmente chiara da convincere i giudici a riscrivere le sentenze. È possibile, è successo.

L’impressione, altrimenti, è che venga salvato, sempre e comunque, solo chi appartiene, nel bene e nel male, ad una casta: si può commettere qualsiasi delitto, basta essere nel giro giusto.

La Capria ricicla rifiuti e romanzi

 

Raffaele La Capria dice sul Corriere della Sera che Napoli non è solo monnezza, ma anche bellezza. Menomale che ce lo ha rammentato. Lui, dice, se lo è ricordato perché in città c’è ritornato per pochi giorni. E se non fosse tornato, cosa avrebbe pensato? Che Napoli è diventata una enorme discarica. Per fortuna lo scrittore è stato rassicurato dalla persistenza del Museo di Capodimonte, dell’Archeologico e da un mucchio di chiese barocche che fanno ancora la loro ottima figura nel caos urbanistico. Poi ci racconta della Bellezza, con la “b” maiuscola, della città. Cita Benjamin, Douglas, Guarini, non cita Galasso, seppure ne riprende un tema importante come quello della promiscuità. Poi si autocita, come al solito. Parla di armonia perduta. Ne parla ininterrottamente da quando ha scritto quel libro, l’Armonia perduta, appunto, una riflessione su Napoli, e sul suo romanzo “Ferito a morte”, che poi ci ripropone, senza vergogna, in diverse salse, ormai da 25 anni. Questa autoreferenzialità stucchevole rende il suo discorso lontano dal mondo. La Capria non parla più di Napoli, parla del suo libro del 1986, che parla di un altro suo libro pubblicato nel 1961. La verità è che Napoli non ha più bisogno di intellettuali riciclati e senza mordente, che della riflessione sulla città hanno fatto la loro fortuna, emigrando al Nord, chiaramente. La città non ha bisogno di un ottuagenario esistenzialista della seconda ora che ricicla idee e stereotipi assecondando il mercato del libro. Il commerciante sdoganatore del “local” ha fatto il suo tempo e la sua fortuna. Ora vorremmo leggere sul Corriere della Sera l’elzeviro di un intellettuale vero. Uno che riesca ad indicarci un orizzonte. E che ci dica qualcosa di vero sulla nostra vita, sulla bellezza e anche sulla munnezza, se necessario.

 

La Norvegia messa in ginocchio da un idiota

C’è un Paese sconvolto, straziato, da una strage assurda. Assurda perché non ha alcuna giustificazione. Non è stata provocata da una guerra né da una calamità naturale, dietro non c’è la mano di un gruppo terroristico, un gruppo con interessi ben precisi. La Norvegia è stata messa in ginocchio da un idiota che con tutta tranquillità ha potuto piazzare bombe, attraversare armato fino ai denti tutta la città e sparare all’impazzata contro centinaia di persone senza che nessuno potesse fare nulla. In un’altra nazione non sarebbe potuto accadere. La Norvegia con i suoi poliziotti disarmati è un Paese fuori dal mondo. La reazione del primo ministro che ordina di chiudere lo spazio aereo senza avere ancora capito cosa fosse accaduto rende l’idea di quanto debole sia il paese scandinavo rispetto al rischio, serio, di attacchi terroristici. A dimostrarlo è bastato il primo squilibrato che si è messo in testa di fare una strage. Avrebbe potuto fare di peggio, si è fermato perché non aveva i mezzi per continuare. Anche nel mondo di Oz la sicurezza dei cittadini è un diritto. La favola è finita.

L’incubo è finito, bye bye Rosetta!

A Napoli mai nessun sindaco, prima della Iervolino, era stato al potere per tanto tempo: 10 anni sono un’era. In un periodo così lungo una città può cambiare faccia. È il tempo giusto per una svolta, per la rinascita. Così non è stato. Dal 2001 ad oggi ci sono più strade rotte, più rifiuti in strada, tanti cantieri aperti e mai chiusi, un bilancio vicino al dissesto. Ma il disastro più grave è rappresentato da tutto quello che non è stato fatto, da tutto quello che è stato pensato male e che non potrà essere neanche completato dalla prossima Giunta, dalla mancata capacità di progettare seriamente a breve e a lungo termine. Il fallimento della riconversione e rinascita di Bagnoli è lo scandalo più clamoroso prodotto dall’inettitudine dell’Amministrazione uscente.

Bagnoli è il simbolo del fallimento di una politica e sintetizza perfettamente tutti i deficit di Rosetta. Primo tra tutti quello di essere stata schiava dei partiti e, principalmente, succube di Bassolino. Anche se nega, la sindaca ha dovuto subire il ricatto, tutto politico, di don Antonio che, anche da Governatore della Campania, ha voluto tenere il controllo completo sulla trasformazione urbana della città. Ha imposto i suoi uomini nei ruoli chiave: quello di vicesindaco e assessore all’Urbanistica e quello di presidente della Società di trasformazione urbana Bagnolifutura. Il teorema è semplice ed è tutto scritto nei nomi dei protagonisti. Primo mandato di Rosetta: presidente della Bagnolifutura, Tino Santangelo, vicesindaco Rocco Papa (due fedelissimi di Bassolino). Secondo mandato Iervolino, non cambia praticamente nulla: vicesindaco Tino Santangelo e presidente della Stu Rocco Papa. C’è solo un’inversione dei ruoli, nessun cambio nelle competenze e nella capacità di progettazione del futuro. La ciliegina sulla torta arriva con l’ultima nomina: alla presidenza della Stu arriva l’ex vicesindaco di Bassolino, Riccardo Marone. Insomma, la continuità e il legame con l’ex Governatore è tutto in questi tre nomi. Adesso di Bagnoli resta una bonifica non ancora terminata (con alcune responsabilità da parte dello Stato), ma cosa ancora più grave con progetti deboli, debolissimi e confusi. Le uniche cose che sono state fatte sono la Porta del Parco (incompleta), con la realizzazione di un avveniristico auditorium (ma ce n’è già uno a Città della Scienza); il Parco dello Sport nel quale sono stati realizzati tutti i campi con le misure sbagliate, un vero scandalo che avrebbe dovuto comportante le dimissioni di tutti i responsabili di questo scempio; l’Acquario tematico che ha solo una sede provvisoria del Turtle point. Per non parlare del fallimento della vendita dei suoli per la ricostruzione. Una vergogna di cui nessuno ha il coraggio di prendersi la responsabilità. Eppure, la città ha avuto un sindaco. E tutto questo è dipeso dalle sue scelte. È il sindaco che ha scelto i nomi dei 35 assessori (con ben 20 sostituzioni) circa che si sono alternati a Palazzo San Giacomo negli ultimi 5 anni. Non basta chiamare “sfrantummati” quelli che sono accusati dai pm di aver sbagliato (e che poi sono stati assolti) per scrollarsi di dosso le responsabilità. Non basta lo spauracchio dell’onestà e delle mani pulite per saltare a pie’ pari le conseguenze delle proprie scelte. La Iervolino avrebbe dovuto fare un passo indietro tempo fa e il Pd ha perso quando non è riuscito ad imporsi su una scelta difficile, quella di chiedere al sindaco le dimissioni e quando ha lasciato nelle mani di Rosetta ogni responsabilità. E lei si è comportata esattamente come Berlusconi, ha dato le medesime risposte: “Mi ha eletto il popolo e la sfiducia mi deve arrivare dal consiglio comunale”. Il ragionamento non fa una piega. La Iervolino poteva contare su un’opposizione incapace e inetta, fatta di tanti “responsabili” dell’ultima ora, di trasformisti d’occasione e di gente che aveva bisogno dello stipendio di consigliere comunale. Su questa genia ha regnato incontrastata con tutta la sua esperienza politica. Ma tutte queste persone hanno ferito la città. Certi obiettivi si centrano solo se si lotta con le unghie e con i denti, solo se ci si sporca le mani. Avremmo avuto bisogno di meno mani pulite e di più dignità.

Alle elezioni Napoli aspettava solo un’alternativa che non fosse un candidato del Pdl, corresponsabile del disastro. È arrivata con De Magistris. Solo questo volevano i napoletani, qualcuno fuori da quell’orrendo guazzabuglio di anime che hanno violentato la città. Non ci sono altri motivi per un così formidabile successo. Una cosa è certa: un incubo è finito. Da domani, sarà certamente meglio. Non ci vuole troppo. Bye bye Rosetta.

Elezioni, a Napoli vincerà la camorra

Comunque vada alle elezioni comunali di Napoli ha già vinto la camorra. È vero, ci sono tanti candidati. Molti hanno scelto di mettersi in gioco: giovani, professionisti, commercianti, disoccupati. Gente di belle speranze che potrebbe risollevare le sorti della città. Ma, ne sono certo, negli scranni del palazzo di via Verdi siederanno da una parte i soliti noti e dall’altra alcuni insoliti ignoti. I soliti noti sono i politici incapaci che fanno i consiglieri per mestiere, che non possono fare altro e che hanno partecipato alla decadenza della città. Il loro vantaggio in campagna elettorale è stato quello di poter sfruttare strutture e dipendenti comunali. C’è poi la categoria di coloro che si mettono in gioco con passione e idee, pochissimi di questi saranno eletti. E, infine, ci saranno le sorprese: perfetti sconosciuti che prenderanno tantissimi voti. Sono quelli che dimostreranno ancora una volta chi comanda a Napoli, quali sono gli apparati di potere, quelli che riescono a raccogliere consenso e voti, tanti voti. Se a Milano la politica è sostenuta da chi ha il potere economico, quindi dalla grande industria, a Napoli l’unico potere economico forte è quello della camorra. E in una città ridotta a un cumulo di macerie, dove i partiti non hanno più peso e dove la politica ha dichiarato fallimento, i clan la fanno da padroni. Vorrei che non fosse così, vorrei scoprire, a urne aperte, che mi sono sbagliato. Vorrei ritrovare in consiglio comunale facce pulite e persone al di sopra di ogni sospetto. Ma so che non sarà così. Anzi, sarà peggio. Perché chi poteva decidere per il cambiamento ha deciso di non andare a votare e le persone perbene che si sono messe in gioco resteranno a casa a fare quello che facevano prima di crederci. prima di mettersi in gioco.