Deleghe, quarto rimpasto: sindaco pigliatutto

Quarto rimpasto di deleghe per la giunta del sindaco Luigi de Magistris. Dopo quello del 23 dicembre scorso, con un decreto firmato il primo febbraio, il sindaco ridisegna le competenze di alcuni assessori. E se nella riorganizzazione prenatalizia furono cambiate poche cose (la Protezione civile fu tolta all’assessore alla Mobilità Anna Donati), stavolta si tratta di modifiche sostanziali. Il dato più rilevante è che il primo cittadino raggiunge la cifra considerevole di ben 11 deleghe, avocando a sé l’Informatizzazione (che apparteneva all’assessore ai Beni Comuni, Alberto Lucarelli) e i “Fondi Europei” (che, invece, era competenza dell’assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo). Si tratta di due deleghe fondamentali per la politica amministrativa del Comune di Napoli. De Magistris sta facendo il diavolo a quattro per ottenere dal Governo la gestione diretta dei finanziamenti Ue, senza passare per la Regione. L’Informatizzazione, invece, rappresentava per Lucarelli uno dei punti fondamentali del progetto di riforma del professore di Diritto, che comprende, appunto, le reti informatiche nel novero dei Beni comuni. Insomma, in parte, ridimensiona alcuni dei suoi assessori più importanti, dall’altra accresce il numero di compiti e responsabilità nelle sue mani. Le altre deleghe nelle sue mani, d’altro canto, non sono affatto trascurabili: “Promozione della Pace”, “Difesa e attuazione della Costituzione”, “Cooperazioni e relazioni internazionali”, “Grandi eventi”, “Forum delle culture”, “Riforma della macchina comunale”, “Attuazione del programma e organizzazione”, “Comunicazione e promozione dell’immagine di Napoli”, “Protezione civile”. Di fatto, molti di questi compiti sono affidati ai suoi fedelissimi uomini chiave, come il capo di gabinetto Attilio Auricchio e il vicecapo Sergio Marotta.

L’assessore all’Urbanistica, Luigi De Falco, invece, che ha dato una spinta sostanziale per la gestione della fase più delicata dei lavori per la Coppa America, avrà in carico anche la “Gestione del sito Unesco”, direttamente collegato all’utilizzo dei Fondi europei.

L’unica mossa scontata e davvero necessaria è stata quella di alleggerire l’assessore al Patrimonio, Bernardino Tuccillo, oberato di incarichi, della delega al “Decoro e all’Arredo urbano” che, invece, viene affidata all’assessore alla Mobilità, Anna Donati.

Resta da vedere, adesso, se nel prossimo futuro oltre a ridistribuzioni di deleghe ci saranno anche rimpasti di uomini. Di certo dopo il patto sancito con Sel al Forum dei Comuni per i Beni Comuni, gli equilibri all’interno della Giunta potrebbero cambiare. Nei corridoi di Palazzo San Giacomo si discute della posizione a rischio del vicesindaco Tommaso Sodano, smentita, per ora, dai fatti. Si dovrà vedere come verrà assorbito lo scossone seguito al siluramento di Raphael Rossi dal vertice dell’Asìa e i cambiamenti apportati all’assetto della società partecipata, che ha un ruolo chiave nella gestione dell’emergenza rifiuti a Napoli. Del resto, nuovi innesti non sarebbero funzionali ad ottenere nuove maggioranze in consiglio comunale, visto gli ampi numeri a disposizione del sindaco per governare la città. Si tratterebbe di scelte strategiche dal punto di vista politico, ma in una prospettiva più ampia di quella del contesto locale.

(dal il Giornale di Napoli del 5 febbraio 2012)

Comune, Realfonzo: costretti ad aumentare le tasse

Non ha cambiato costume, è rimasto “Robin Hood a Palazzo San Giacomo”, anche se adesso non ha nessuno che gli mette i bastoni tra le ruote. Riccardo Realfonzo, professore di Economia e assessore al Bilancio del Comune di Napoli, ha cominciato con i tagli ai privilegi e agli sprechi: auto blu, spese di rappresentanza, telefoni cellulari, la voragine dei debiti fuori bilancio. In soli 6 mesi ha ridotto la spesa di 130 milioni di euro, un’impresa enorme, senza toccare i servizi ai cittadini.

Assessore al Bilancio prima con la Iervolino, adesso con de Magistris: che cosa è cambiato?

«È cambiato moltissimo. Adesso c’è un’agibilità politica che allora non c’era. La Iervolino era in una gabbia. Da una parte c’era la sudditanza con Bassolino, dall’altra c’erano i partiti in consiglio comunale che vincolavano, esigevano, chiedevano. C’era un quadro di vincoli spaventoso, era complicatissimo spostare qualsiasi cosa. Adesso c’è lo spazio politico per rinnovare, per cambiare».

Quali sono le difficoltà maggiori che state affrontando per il cambiamento?

«Quello che registro è certamente una maggiore difficoltà economico-finanziaria. Il quadro economico generale è peggiorato e l’impatto sul Comune è fortissimo, i trasferimenti sono notevolmente ridimensionati. Poi ci sono le difficoltà legate al cambiamento, sostituire vecchie logiche, vecchi quadri, vecchi Cda, significa scommettere su una classe dirigente nuova che non è tanto presente all’appello. Quella vecchia è completamente organica al vecchio sistema. Ci sono problemi a creare una nuova classe dirigente e a trovare manager giovani e meno giovani vicini al nostro approccio. Ma dobbiamo procedere su questa strada».

Intanto, avete riformato i vertici di quasi tutte le partecipate. All’appello manca la Mostra d’Oltremare.

«Dobbiamo intervenire ancora sulla Mostra, ma non solo. Stiamo ragionando per rilanciare la società Sirena, al di là del Cda. Ma anche Stoà. Non c’è dubbio che la gran parte del lavoro è fatta, ma riguarda solo il rinnovamento dei vertici. Adesso a questi consigli di amministrazione chiediamo di fare nuovi piani industriali, di cambiare modalità di gestione. Chiediamo di abbattere i costi, di controllare maggiormente il lavoro e di premiare, perché no, anche la qualità del lavoro».

Il progetto non era quello di uscire da Terme di Agnano e Stoà?

«È una ipotesi che stiamo ancora valutando. Ma stiamo approfondendo questi aspetti. Anche la cessione, in questo momento, si scontra con la crisi. Non è il momento giusto per fare certe operazioni. Insomma, è difficile trovare imprenditori disposti a fare grossi investimenti».

Si è parlato dell’ipotesi di ripristinare il ruolo del direttore generale alle Terme, è stato proposto a Raphael Rossi, dimissionario da Asìa.

«Non è una strada percorribile. Terme è un asset strategico e deve essere rilanciato, lo faremo certamente coinvolgendo i privati. Tuttavia, ripeto, in questo momento non è facile trovare partner con la crisi economica attuale».

Sirena è una società a rischio.

«È in difficoltà certamente. È una società nella quale abbiamo la maggioranza, ma nella quale ci sono anche altri enti. Il problema è che nel recente passato non sono state messe a disposizione le risorse per i bandi che la società faceva. Il Comune è consapevole dei propri limiti finanziari, in questo momento aspettiamo che uno dei soci faccia un passo avanti. Se troviamo una soluzione di questo tipo, siamo pronti a rilanciare la società».

Anm, Metronapoli e Napolipark, si va verso la società unica: quando si concluderà questo processo?

«Sarà il principale soggetto del Mezzogiorno di trasporto pubblico, nascerà nel corso dell’anno. Abbiamo già disegnato un modello di coordinamento che finalmente metterà in rete tutti i servizi di trasporto pubblico, una rete realmente integrata. È un’operazione un po’ pionieristica. Adesso stiamo studiando soluzioni per alleggerire il nuovo soggetto dell’indebitamento delle tre società. È necessario che la nuova azienda parta libera da questo peso».

Per quanto riguarda il personale?

«Stiamo pensando di sperimentare con queste tre società un sistema di esodi incentivati: proporre ai lavoratori over 60 degli incentivi per andare in pensione in anticipo. La nuova società quindi partirà sana economicamente e con un carico di dipendenti più leggero. Abbiamo a disposizione 15 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione proprio per affrontare la crisi dei trasporti».

Quanti prepensionamenti prevedete e, soprattutto, quante assunzioni?

«Un modello di questo tipo potrebbe interessare quasi mille lavoratori. Per una parte di questi vorremmo far scattare anche il turnover, cioè assumere dei giovani. Ma abbiamo un vincolo di legge fortissimo. Gli enti locali che hanno una spesa del personale (tra Comune e Partecipate) che supera il 50% della spesa corrente non possono procedere ad assunzioni. E noi siamo oltre questa quota. Tuttavia guardiamo lontano e speriamo di superare questo vincolo. Per ora guardiamo alla mobilità interna, cioè alla razionalizzazione del personale esistente che potrà essere trasferito da una società all’altra».

Una supersocietà avrà bisogno di un supermanager.

«In questa fase di passaggio abbiamo già chiamato dei manager per gestire la transizione. Il loro, chiaramente, è un mandato a tempo. Poi valuteremo».

Bagnoli, è tutto sbagliato quello che è stato fatto?

«È innegabile che nel passato su Bagnoli sono stati fatti degli errori. Quell’area ha bisogno di idee nuove per essere rilanciata e c’è bisogno di una condizione diversa della società».

Il “licenziamento” di Raphael Rossi ha provocato grandissime polemiche, non ci sono state parole chiare né dall’una né dall’altra parte. È vero che Rossi è andato via perché si è rifiutato di assumere in Asìa 23 lavoratori che non avevano alcun diritto?

«In questa vicenda sono sorti dei contrasti tra le scelte che Rossi, come presidente di Asìa, aveva fatto e le indicazioni che sono, invece, pervenute dalla Giunta e, in particolare, dal vicesindaco Sodano. Sull’assunzione dei lavoratori, però, si è fatta un po’ di confusione. Asìa non può procedere ad alcuna assunzione, per le ragioni di cui ho parlato prima. La delibera di Giunta a cui si fa riferimento, approvata, tra l’altro, in un giorno in cui non c’ero (ero in vacanza), dà indicazione di utilizzare questi lavoratori per un brevissimo lasso di tempo, ed è la delibera con la quale si stabilisce l’accordo tra SapNa e Asìa per il trasporto dei rifiuti con le navi in Olanda. Non si parla affatto di assunzioni a tempo indeterminato. Su questo caso si è alzato un polverone inutile».

Ma la polemica è stata alimentata dallo stesso Rossi che, più volte, ha ribadito di essere stato messo alla porta per essersi opposto alle assunzioni.

«È stato un scontro tra punti di vista differenti, quello di Rossi e quello del vicesindaco. Ma la questione dei lavoratori non c’entra».

Quindi non verranno assunti?

«No».

Saranno create altre società partecipate?

«Intanto, stiamo dismettendo Nausicaa, il consorzio San Giovanni e Napoli Orientale. Per ora il nostro sforzo è orientato al controllo sul lavoro e all’efficienza per l’abbattimento dei costi. Abbiamo imposto tagli che vanno dagli stipendi dei manager a costi di rappresentanza, abbiamo azzerato le consulenze. Ma stiamo pensando ad una nuova società che possa fungere da attività di coordinamento, anche finanziario, delle altre. Questa società permetterebbe anche di velocizzare i pagamenti dal Comune alle Partecipate, superando alcuni ostacoli imposti dalla legge. Sarebbe uno strumento per la gestione dei flussi finanziari. C’è anche un altro aspetto che verrebbe superato: le singole società fino ad ora hanno avuto rapporti individuali con il mondo finanziario e questo ha rappresentato un handicap. Un soggetto accentratore avrebbe più facilità nell’abbattere, ad esempio, i costi del credito».

Uno dei problemi più grandi del Comune è la difficoltà ad incassare tasse.

«Abbiamo attivato una task-force antievasione. Esigo che gli uffici diano il massimo. Ridurre l’evasione è la premessa fondamentale per poi ridurre la tassa. Ma le maggiori criticità le abbiamo nella riscossione delle multe e dei fitti».

E per incassare le multe che iniziative avete preso?

«Sia con l’assessore Narducci che con Tuccillo abbiamo fatto grandi passi in avanti. Per le multe abbiamo coinvolto Napolipark e Anm nella digitalizzazione dei verbali. È vero che i cittadini non pagano, che ci sono difficoltà nei contenziosi, ma in passato c’era anche un problema di lentezza nelle operazioni che andavano dall’elevazione del verbale all’arrivo a casa della contravvenzione, con il rischio in alcuni casi della prescrizione. Nel 2009 sottoposi il caso anche alla Corte dei Conti. Contemporaneamente si è agito anche sulla notifica delle multe. Posteitaliane ci costava troppo e non ci garantiva sempre l’arrivo della multa. Adesso saranno i vigili urbani, al di fuori dell’orario di lavoro, che consegneranno le contravvenzioni. Avranno un compenso variabile: se la consegna non va a buon fine, sarà solo di pochi centesimi. Il costo totale sarà di circa 5 euro, rispetto agli 8 che pagavamo prima».

Sui fitti, invece?

«Il sistema della gestione degli immobili è stata rivoluzionata. Sia per la riduzione dei fitti passivi e per l’adeguamento dei canoni di quelli attivi. In particolare ci sono tantissimi immobili di pregio per i quali si pagano fitti assolutamente inadeguati, bassissimi, noi vogliamo posizionarci sui livelli di mercato. E cominceremo anche per quei contratti che non sono ancora scaduti».

Qualche esempio?

«Circolo del tennis, Circolo Posillipo. Ma sono tanti».

La task force antievasione che risultati ha ottenuto?

«È presto per i bilanci. Ma certamente dall’incrocio delle banche dati abbiamo rilevato migliaia di posizioni anomale che verificheremo. Partiranno a breve lettere con le quali chiederemo chiarimenti».

Quando sarà pronto il bilancio di previsione del 2012?

«Contiamo alla fine del mese».

Ci saranno altri tagli?

«Una cosa deve essere chiara. Il precedente Governo e, ora, anche il governo Monti hanno tagliato i trasferimenti agli enti locali. Nel 2011 sono entrati 120 milioni di euro in meno nelle casse del Comune. Adesso ci sarà un’ulteriore riduzione. È difficile immaginare che, nella situazione in cui si riducono sempre più le risorse, i Comuni non attivino azioni per incrementare le entrare. Sono quasi costretti a farlo. Insomma, il Governo non tassa, ma lo fa fare al Comune».

Quindi i Comuni aumenteranno le tasse?

«I Comuni sono costretti ad aumentare la pressione fiscale».

Avete già delle stime sull’impatto della nuova Imu e dell’incremento dell’Irpef?

«Abbiamo numerosi studi. Ma bisogna fare un discorso onesto. Noi vogliamo prima dare e poi chiedere. La giunta De Magistris ha dato un segnale molto chiaro. Nel 2011, grazie alla manovra che abbiamo fatto a giugno in 15 giorni, abbiamo ridotto la spesa di 130 milioni di euro senza ridurre i servizi. Sfido chiunque a dire che la città funzioni peggio degli anni passati. Anzi, va molto meglio. E tutto questo senza tassare i cittadini. Abbiamo fatto pagare alla macchina comunale e alle società partecipate questi costi, abbiamo tagliato gli sprechi. A dispetto di questo la spesa sociale del Comune è cresciuta rispetto all’anno scorso. Credo che sia una operazione enorme di cui ci si deve dare atto».

Nel 2012 aumenteranno le tasse comunali?

«Nel 2012 vogliamo fare di più, vogliamo andare oltre. Vogliamo superare il problema dell’emergenza rifiuti, vogliamo spendere di più per le strade, per il verde, per le scuole. È chiaro che il Comune ha bisogno di rientrare da questi tagli pesanti».

Quanto pagheranno di più i napoletani?

«I meno abbienti non pagheranno proprio nulla. Questo sforzo lo chiederemo a coloro che possono farlo. Per ora non abbiamo ancora quantificato».

Ci saranno altri tagli agli sprechi?

«È un’azione continua che sta andando avanti. Stiamo risparmiando anche su tutti i Cda delle Partecipate. In alcune siamo passati da 5 membri ad uno. Il risultato più notevole, del resto, è stato il rispetto del patto di stabilità. Napoli è l’unica grande città ad esserci riuscita senza aiuti. Questo ci ha permesso di mettere da parte un tesoretto di circa 70 milioni di euro con i quali faremo partire alcuni cantieri. Tuttavia il Governo deve capire che il patto di stabilità non è sostenibile. Per questo, attraverso l’Anci, abbiamo chiesto di avere strumenti finanziari per affrontare le difficoltà».

Cosa pensa del nuovo Governo?

«La manovra non mi ha soddisfatto perché si fonda solo sui tagli e questo ferma la crescita. Non si possono penalizzare gli enti locali, questo mette le amministrazioni nelle condizioni di tagliare i servizi».

Caos Asìa, perché i conti non tornano

Sul caso Asìa il giocattolo della rivoluzione arancione di de Magistris si sta rompendo. Sul siluramento di Rossi dal vertice dell’azienda troppi conti non tornano e le giustificazioni che vengono date, dall’una e dall’altra parte, appaiono per ora soltanto sofismi poco convincenti. Bisogna, innanzitutto, evidenziare i messaggi di Rossi. L’ex numero uno di Asìa mette in chiaro due o tre cose importanti. La prima è che l’operazione “rifiuti in Olanda” è merito suo, ma si sarebbe potuta realizzare molto prima se non fosse stato per Comune e Regione, un modo per mettere le cose in chiaro: «Ho lavorato bene». La seconda, quella più importante, il nocciolo della questione, la dice chiaramente ai pm che indagano sul caso Asìa: mi sono opposto a 23 assunzioni illegittime. La terza, quella che in realtà crea più sgomento, è: io vivo di stipendio. Come a dire, l’opportunità di un nuovo incarico mi mette nelle condizioni di non poter dire tutto quello che ho da dire. Su questo il paladino della legalità pecca di coraggio e spiazza tutti, disintegrando in un attimo il suo mito. I suoi attacchi sono blandi: «Non mi aspettavo questa decisione», dice, ma nulla di più. Da questo momento Rossi accetta un compromesso per il quale non è più il garante dei cittadini, ma solo un rappresentante della vecchia politica. Altro che rivoluzione.

Peggio succede dall’altra parte. Sindaco e vicesindaco lo mettono fuori, hanno paura del ritorno negativo di immagine e per salvare capre e cavoli gli offrono un nuovo incarico. Ma se un manager non va bene, perché tenerlo? In sostanza Sodano dice: Rossi non va bene per l’Asìa, ci vuole uno che conosca il territorio e che sappia trattare con i sindacati. Però Rossi resta nella squadra e va a fare il paladino della giustizia in un osservatorio sui rifiuti. Perché? Le spiegazioni sono due: o si vuole coprire, come adesso si pensa, qualche atto illegittimo. Oppure la sostituzione di tutti i vertici delle partecipate fanno davvero parte di uno spoil system selvaggio: sostituiamo i vecchi con i “nostri”. La logica del non mettere nessuno fuori dalla squadra, creare posizioni nuove per salvare tutti, è esattamente quella che ha dominato la politica di Antonio Bassolino: i suoi uomini sono rimasti gli stessi dal 1994 al 2010. E la rivoluzione dov’è?

Addio 2011, per Napoli è stato l’anno della svolta. Forse

I napoletani ci credono e pensano che il 2011 sia per loro l’anno del riscatto. L’emergenza rifiuti ha raggiunto il suo apice e da un anno, ininterrottamente, le strade sono piene di cumuli di immondizia. Non si respira aria buona, il pericolo di infezioni è dietro l’angolo, è una situazione insostenibile, e stavolta non solo nelle periferie. L’Amministrazione comunale non riesce a garantire neanche l’ordinario ed è ormai paralizzata da una situazione politica precaria. Il sindaco Rosa Russo Iervolino non ha i numeri per governare, ci riesce solo grazie all’incapacità e all’attaccamento alla poltrona dei suoi avversari. Il consiglio comunale va puntualmente deserto, i provvedimenti non si approvano e, in più, in cassa non c’è più un euro.
Non c’è più chi pota i giardini, non si riparano le buche, non si pagano le cooperative sociali. La città è in ginocchio, ma nessuno può e sa farci nulla. Il decennio del governo di Rosetta sta per tramontare, mai nessun sindaco nella storia della Repubblica era rimasto tanto a Palazzo San Giacomo. Le ragioni restano un vero mistero. Un fatto è certo: l’abilità politica dell’ex ministro dell’Interno e dell’Istruzione è indiscutibile, il basso profilo dell’opposizione pure. Tant’è che non riesce neanche l’ultimo e unico vero tentativo di “golpe”, le dimissioni di massa della maggioranza del Consiglio. Alcune firme non sono valide. Quando il Prefetto le rispedisce al mittente, qualcuno pensa bene di fare un passo indietro: “Non firmo più”. Rosetta la spunta ancora. È uscita indenne da inchieste giudiziarie che le hanno portato in carcere mezza Giunta, la figuraccia di Pdl e compagnia bella sono per lei solo un’altra medaglia.
I cittadini sono stanchi di queste dinamiche di Palazzo, vogliono una città che funzioni e non vedono l’ora di andare alle urne per dare una svolta, per decidere del loro futuro. Il primo banco di prova sono le elezioni primarie del centrosinistra. Sel tenta il colpaccio candidando l’ex magistrato Libero Mancuso, sarà un flop. Il Pd punta tutto su Umberto Ranieri, anche se c’è pure Nicola Oddati. Ma la spunta Andrea Cozzolino, eurodeputato, delfino di don Antonio Bassolino, che si autocandida, spiazzando tutti, e vince. Scoppia lo scandalo, su quelle elezioni simboliche piovono accuse di brogli, ci mette mano anche la Procura. Alla fine non se ne fa nulla, viene tutto annullato. È l’inizio della fine per il Pd. Siamo alle elezioni, il centrosinistra non riesce a trovare la quadra su un nome che accontenti tutti. La candidatura di Luigi de Magistris non viene accolta bene. L’ex pm decide di correre da solo, appoggiato solo da Idv, Federazione della sinistra e la sua lista “Napoli è tua”. Alla fine Pd e Sel appoggiano Mario Morcone, nome imposto da Roma. Mentre il Pdl ripiega su un candidato pescato dalla società civile: l’ex presidente degli industriali Gianni Lettieri. I pretendenti alla poltrona di sindaco sono, in tutto, sette.
Tutti si aspettano un ballottaggio tra Morcone e Lettieri, nessuno scommette un euro su De Magistris. Lui tiene comizi nelle piazze, senza palco: microfono e amplificatore. Parla alla gente, entra nelle case. Sa comunicare meglio di tutti. È migliore, tecnicamente, la sua propaganda, più adeguato l’utilizzo dei socialnetwork, più interessante il suo messaggio: «La città è nostra, riprendiamocela». Gli altri non riescono a convincere. Il Pd napoletano, ancora commissariato, esce da anni di fallimenti e malgoverno, le primarie sono solo l’ultima batosta che ne segnano la sconfitta totale (conquisterà solo 4 consiglieri). Il Pdl è annichilito sulle vicende giudiziarie dell’ex premier Silvio Berlusconi e del coordinatore regionale Nicola Cosentino. Lettieri ha difficoltà a smarcarsi e De Magistris colpisce duro. Si va al ballottaggio. Morcone è fuori, la sfida è tra l’ex pm e l’imprenditore. Ma l’onda arancione travolge il centrodestra. L’ex magistrato raccoglie voti da tutti gli schieramenti e supera il 65% delle preferenze. Festeggia in piazza con una bandana arancione, il colore del suo movimento, è l’icona del trionfo. A caldo commenta: «Abbiamo scassato, Napoli è stata liberata». Dice che è una vittoria dei cittadini, una vera e propria rivoluzione. È vero. Ma ora bisogna vedere se alla rivolta pacifica dei napoletani contro la partitocrazia, gli sprechi e la cattiva amministrazione corrisponda una politica reale dei fatti. Il sindaco riesce a togliere i rifiuti dalle strade, senza contare su interventi straordinari dello Stato, e questa è già un’impresa. Manda a casa 120 dirigenti esterni. Comincia a realizzare una grandissima Ztl che racchiude tutto il centro antico della città. Porta a Napoli l’America’s Cup World Series. Fa diventare l’acqua pubblica, rispondendo immediatamente alla volontà referendaria. Ma fa tanti annunci, troppi. Il suo entusiasmo è accompagnato da una logorrea che finisce per accrescere le attese e per danneggiarlo di fronte ai fallimenti e ai tagli dei trasferimenti dallo Stato. Le promesse sono tante: da Obama a Napoli a Natale fino all’80% della differenziata entro la fine dell’anno. Per ora siamo al 21,7% di rifiuti riciclati, meno di un punto percentuale in più di quanto fece la Iervolino nel suo momento migliore, un risultato scarso che non ha giustificazioni. Sono passati già sei mesi. I napoletani, presto, chiederanno il conto.

Wikileaks, i dossier Usa: Napoli terzo mondo

di Marta Cattaneo*

«Una persona che visita Napoli potrebbe facilmente pensare di aver preso il volo sbagliato e di essere atterrato per errore nel terzo mondo». Non usa mezzi termini l’ex console americano J. Patrick Truhn, che ha scritto il cable destinato al governo centrale Usa e partito dal palazzo bianco di via Caracciolo nel mese di giugno del 2009. Nel documento, che fa parte dei file pubblicati ad Agosto da Wikileaks, si parla dello sviluppo economico del capoluogo partenopeo e della Campania in generale e si evidenzia come l’economia stenti a decollare. «Pochi investitori – si legge nel report – sia stranieri che locali, portano soldi nella regione. Gli ostacoli (cattiva amministrazione, crimine organizzato, collegamenti carenti, strade dissestate, sistema legale sovraccarico) sono insormontabili». Nel documento ci si sofferma, tra i vari aspetti dell’economia locale, sul turismo. Un settore decisamente in crisi secondo il consolato americano. Si parla, addirittura «del più grande declino nel settore dal 1986». I dati forniti al governo americano riguardano i primi mesi del 2009: nel mese di maggio il numero dei turisti è diminuito del 12%, meno 43% delle visite a Capri nei primi cinque mesi del 2009 rispetto all’anno precedente. Unico settore in crescita quello crocieristico peccato che dei turisti arrivati a Napoli con le navi «pochi spendano tempo e soldi nella regione». Ma di turismo si parla anche in un altro dispaccio. Questo, nonostante sia del 2008, fornisce sempre un quadro a dir poco disastroso. Si parla di un calo dei visitatori stranieri del 18%. «I nostri contatti nel settore alberghiero – scrivono – stimano una perdita del 25% sia del numero di turisti, che dei turisti americani che soggiornano in città». Oltre 170mila visitatori in meno rispetto all’anno precedente e un calo di presenze a Pompei del 19%, a Capri dell’8% e a Sorrento del 14%. Insomma, una vera emorragia nel settore che, secondo il consolato americano a Napoli è da attribuirsi a diversi fattori: un cambio sfavorevole che «apparentemente scoraggia molti potenziali turisti che non fanno parte dell’euro zona, inclusi gli americani»; il crimine che scoraggerebbe soprattutto francesi e tedeschi; «la mancanza di servizi adeguati e la mancanza di persone che parlano lingue straniere contribuiscono ad alimentare un’immagine negativa della città». Insomma, l’arte di arrangiarsi cara ai napoletani non funziona più come una volta: ormai la conoscenza delle lingue straniere è un obbligo per chi vuole fare turismo. Nel documento, inoltre, si parla anche dell’emergenza rifiuti che tra il dicembre del 2007 e il marzo 2008 ha devastato la città. «L’immagine di Napoli – scrivono – sommersa da pile di spazzatura alte due metri hanno causato una massiccia cancellazione di tour operator e turisti indipendenti». Dure le parole anche nei confronti dei rappresentanti locali che non sarebbero stati in grado di «promuovere Napoli dopo la crisi». I rappresentanti locali insomma concludono nel documento «sembra che credano che debbano solo affrontare la percezione negativa della città piuttosto che i problemi sottostanti come il crimine e il traffico caotico che contribuiscono a una prima percezione negativa».

* dal Roma del 5 settembre 2011

Wikileaks, Napoli paralizzata da camorra e politici

di Marta Cattaneo

Napoli è una città paralizzata dalla camorra e da una cattiva amministrazione. Un quadro a dir poco disastroso quello che emerge dalle informative confidenziali inviate nel 2008 dal consolato americano al governo statunitense. Il caso Napoli approda anche su wikileaks. Il sito che ha rivelato i segreti di mezzo mondo dedica ampio spazio anche al capoluogo partenopeo. Numerosi i file pubblicati. Ovviamente si tratta di rapporti confidenziali in cui si parla di tutti i mali della città e del mezzogiorno. Primo fra tutti, senza ombra di dubbio, la longa manus della criminalità organizzata. Sull’argomento sono tre i cables messi in rete dal sito di Julian Assange e portano la firma dell’ex console generale a Napoli, J. Patrick Truhn. A proposito della Camorra, si scrive che «Non esiste una organizzazione centrale o anche solo una confederazione; i tentativi di alcuni boss di unificare alcuni di questi clan è miseramente fallito. Per questo non c’è una sola Camorra». A tale proposito, infatti, Truhn scrive che «il termine preferito dai malavitosi per parlare della Camorra è “o sistema”». Nel cable, inoltre, emergono i legami tra criminalità organizzata e politica. «I clan della Camorra – si legge ancora – sono noti come “get out the votes” (ossia come porta voti) per politici locali, ma spesso preferiscono doni e minacce per cercare di influenzare le elezioni. Se loro voglio eleggere qualcuno, quindi, compreranno i voti». Si parla di 75 dollari per un voto e di un potere enorme che «potrebbe muovere più del 10% dei voti nella sola provincia di Napoli». «Alla fine – si legge ancora – anche i leader eletti che non hanno diretti contatti con il crimine organizzato, spesso arrivano a una sorta di accordo». Ma nel rapporto non ci si limita alla politica. Secondo il cable del consolato americano a Napoli, accanto alla corruzione degli eletti, «il crimine organizzato in Italia ha reclutato anche uomini di legge… questo sistema consente ai clan di evadere la giustizia e di assicurare che le autorità chiudano un occhio di fronte ad attività illegali». Dure le critiche agli amministratori che, secondo il rapporto, «da un lato smentiscono e dall’altro sono disfattisti. Qualcuno – si legge – ha detto all’ambasciatore che per sconfiggere la criminalità organizzata l’Italia dovrebbe andare in guerra contro i gangster e sospendere le libertà personali nel processo. Ma che dire questo vorrebbe dire commettere un suicidio politico». Le conclusioni sono durissime «i politici – prosegue – molti dei quali devono la loro sopravvivenza al crimine organizzato, sembrano i meno indicati a trovare una soluzione. Fino a che non cambieranno le cose, qualsiasi cosa sarà insufficiente». E, nel secondo dei tre cables dedicati all’argomento, si legge che «appare chiaro che la criminalità organizzata è una delle principali, se non la principale ragione del perché l’economia del sud Italia è così indietro rispetto al resto della nazione». Una breve parentesi, infine, è dedicata anche a Roberto Saviano di lui si scrive che «non è il messaggio che lui scrive a metterlo in pericolo, ma il fatto che milioni di lettori lo abbiamo letto e compreso». Questo farebbe di lui un obiettivo dei clan. Insomma, per gli statunitensi Napoli è una città senza regole, in cui politica e camorra camminano a braccetto e dove molti sono gli investitori che preferiscono dirottare altrove i capitali per paura della criminalità organizzata. Meglio girare alla larga.

*dal Roma del 4 settembre 2011, pag.2

La Capria ricicla rifiuti e romanzi

 

Raffaele La Capria dice sul Corriere della Sera che Napoli non è solo monnezza, ma anche bellezza. Menomale che ce lo ha rammentato. Lui, dice, se lo è ricordato perché in città c’è ritornato per pochi giorni. E se non fosse tornato, cosa avrebbe pensato? Che Napoli è diventata una enorme discarica. Per fortuna lo scrittore è stato rassicurato dalla persistenza del Museo di Capodimonte, dell’Archeologico e da un mucchio di chiese barocche che fanno ancora la loro ottima figura nel caos urbanistico. Poi ci racconta della Bellezza, con la “b” maiuscola, della città. Cita Benjamin, Douglas, Guarini, non cita Galasso, seppure ne riprende un tema importante come quello della promiscuità. Poi si autocita, come al solito. Parla di armonia perduta. Ne parla ininterrottamente da quando ha scritto quel libro, l’Armonia perduta, appunto, una riflessione su Napoli, e sul suo romanzo “Ferito a morte”, che poi ci ripropone, senza vergogna, in diverse salse, ormai da 25 anni. Questa autoreferenzialità stucchevole rende il suo discorso lontano dal mondo. La Capria non parla più di Napoli, parla del suo libro del 1986, che parla di un altro suo libro pubblicato nel 1961. La verità è che Napoli non ha più bisogno di intellettuali riciclati e senza mordente, che della riflessione sulla città hanno fatto la loro fortuna, emigrando al Nord, chiaramente. La città non ha bisogno di un ottuagenario esistenzialista della seconda ora che ricicla idee e stereotipi assecondando il mercato del libro. Il commerciante sdoganatore del “local” ha fatto il suo tempo e la sua fortuna. Ora vorremmo leggere sul Corriere della Sera l’elzeviro di un intellettuale vero. Uno che riesca ad indicarci un orizzonte. E che ci dica qualcosa di vero sulla nostra vita, sulla bellezza e anche sulla munnezza, se necessario.

 

Taverna del re, discarica fuorilegge

di Franco Ortolani*

Stefano Franciosi, responsabile WWF di Lago Patria e componente della delegazione che ha potuto visitare la piazzola numero 12 di Taverna del Re insieme ad altre quattro persone, tra cui Lucia De Cicco e alcuni consiglieri comunali di Giugliano ha diffuso le foto di seguito illustrate che evidenziano una vera e propria discarica di rifiuti soli urbani a cielo aperto senza alcuna protezione alla base. Secondo l’ordinanza 512 del 27 ottobre scorso, firmata dal Presidente della provincia Luigi Cesaro, i rifiuti sarebbero dovuti essere disposti sopra un telo impermeabile. Secondo Franciosi: «Sono poche le prescrizioni dell’Asl che sono state rispettate in questa situazione». «Veniamo trattati peggio delle bestie, continua Franciosi. Questa ordinanza è solo un pretesto per scaricare quanto e come si vuole. Veniamo selvaggiamente picchiati per permettere di scaricare agli autocompattatori pieni di spazzatura proveniente da Napoli mentre noi continuiamo a tenere i nostri rifiuti in strada». Purtroppo, niente di nuovo. Lo stesso trattamento fu usato negli scorsi anni ad Acerra dove vennero scaricati migliaia di metri cubi di rifiuti senza alcuna precauzione per la tutela dell’ambiente e della salute degli abitanti come illustrano le due foto seguenti riprese nelle piazzole antistanti l’inceneritore. Taverna del Re, ovvero, il miracolo di Berlusconi? Certo il Cavaliere ha dato una lezione di “Buon Governo del fare” agli incapaci amministratori che governano la Provincia di Napoli e la Regione Campania. Ma come era così semplice fare il miracolo di ripulire Napoli in pochi giorni, non ci avevano pensato? Ma quando cresceranno e impareranno a non osservare le leggi? Non hanno ancora capito che le istituzioni preposte alla difesa dell’ambiente e alla salute dei cittadini nonché alla repressione dei reati, come prescritto dalla Costituzione Italiana e dallo Statuto della Regione Campania, sono troppo impegnate (ad esempio a collaudare l’inceneritore di Acerra e a controllare lo stato dell’ambiente circostante) o troppo distratte o molto affettuose? Si inquina l’ambiente? Si danneggiano le attività agricolo-zootecniche? Si danneggia la salute dei cittadini? Tanto prima o poi ci penserà qualche eruzione a fare piazza pulita come si augura il Capo della Protezione Civile.

* ordinario di Geologia – Università di Napoli Federico II