Wikileaks, i dossier Usa: Napoli terzo mondo

di Marta Cattaneo*

«Una persona che visita Napoli potrebbe facilmente pensare di aver preso il volo sbagliato e di essere atterrato per errore nel terzo mondo». Non usa mezzi termini l’ex console americano J. Patrick Truhn, che ha scritto il cable destinato al governo centrale Usa e partito dal palazzo bianco di via Caracciolo nel mese di giugno del 2009. Nel documento, che fa parte dei file pubblicati ad Agosto da Wikileaks, si parla dello sviluppo economico del capoluogo partenopeo e della Campania in generale e si evidenzia come l’economia stenti a decollare. «Pochi investitori – si legge nel report – sia stranieri che locali, portano soldi nella regione. Gli ostacoli (cattiva amministrazione, crimine organizzato, collegamenti carenti, strade dissestate, sistema legale sovraccarico) sono insormontabili». Nel documento ci si sofferma, tra i vari aspetti dell’economia locale, sul turismo. Un settore decisamente in crisi secondo il consolato americano. Si parla, addirittura «del più grande declino nel settore dal 1986». I dati forniti al governo americano riguardano i primi mesi del 2009: nel mese di maggio il numero dei turisti è diminuito del 12%, meno 43% delle visite a Capri nei primi cinque mesi del 2009 rispetto all’anno precedente. Unico settore in crescita quello crocieristico peccato che dei turisti arrivati a Napoli con le navi «pochi spendano tempo e soldi nella regione». Ma di turismo si parla anche in un altro dispaccio. Questo, nonostante sia del 2008, fornisce sempre un quadro a dir poco disastroso. Si parla di un calo dei visitatori stranieri del 18%. «I nostri contatti nel settore alberghiero – scrivono – stimano una perdita del 25% sia del numero di turisti, che dei turisti americani che soggiornano in città». Oltre 170mila visitatori in meno rispetto all’anno precedente e un calo di presenze a Pompei del 19%, a Capri dell’8% e a Sorrento del 14%. Insomma, una vera emorragia nel settore che, secondo il consolato americano a Napoli è da attribuirsi a diversi fattori: un cambio sfavorevole che «apparentemente scoraggia molti potenziali turisti che non fanno parte dell’euro zona, inclusi gli americani»; il crimine che scoraggerebbe soprattutto francesi e tedeschi; «la mancanza di servizi adeguati e la mancanza di persone che parlano lingue straniere contribuiscono ad alimentare un’immagine negativa della città». Insomma, l’arte di arrangiarsi cara ai napoletani non funziona più come una volta: ormai la conoscenza delle lingue straniere è un obbligo per chi vuole fare turismo. Nel documento, inoltre, si parla anche dell’emergenza rifiuti che tra il dicembre del 2007 e il marzo 2008 ha devastato la città. «L’immagine di Napoli – scrivono – sommersa da pile di spazzatura alte due metri hanno causato una massiccia cancellazione di tour operator e turisti indipendenti». Dure le parole anche nei confronti dei rappresentanti locali che non sarebbero stati in grado di «promuovere Napoli dopo la crisi». I rappresentanti locali insomma concludono nel documento «sembra che credano che debbano solo affrontare la percezione negativa della città piuttosto che i problemi sottostanti come il crimine e il traffico caotico che contribuiscono a una prima percezione negativa».

* dal Roma del 5 settembre 2011

Wikileaks, Napoli paralizzata da camorra e politici

di Marta Cattaneo

Napoli è una città paralizzata dalla camorra e da una cattiva amministrazione. Un quadro a dir poco disastroso quello che emerge dalle informative confidenziali inviate nel 2008 dal consolato americano al governo statunitense. Il caso Napoli approda anche su wikileaks. Il sito che ha rivelato i segreti di mezzo mondo dedica ampio spazio anche al capoluogo partenopeo. Numerosi i file pubblicati. Ovviamente si tratta di rapporti confidenziali in cui si parla di tutti i mali della città e del mezzogiorno. Primo fra tutti, senza ombra di dubbio, la longa manus della criminalità organizzata. Sull’argomento sono tre i cables messi in rete dal sito di Julian Assange e portano la firma dell’ex console generale a Napoli, J. Patrick Truhn. A proposito della Camorra, si scrive che «Non esiste una organizzazione centrale o anche solo una confederazione; i tentativi di alcuni boss di unificare alcuni di questi clan è miseramente fallito. Per questo non c’è una sola Camorra». A tale proposito, infatti, Truhn scrive che «il termine preferito dai malavitosi per parlare della Camorra è “o sistema”». Nel cable, inoltre, emergono i legami tra criminalità organizzata e politica. «I clan della Camorra – si legge ancora – sono noti come “get out the votes” (ossia come porta voti) per politici locali, ma spesso preferiscono doni e minacce per cercare di influenzare le elezioni. Se loro voglio eleggere qualcuno, quindi, compreranno i voti». Si parla di 75 dollari per un voto e di un potere enorme che «potrebbe muovere più del 10% dei voti nella sola provincia di Napoli». «Alla fine – si legge ancora – anche i leader eletti che non hanno diretti contatti con il crimine organizzato, spesso arrivano a una sorta di accordo». Ma nel rapporto non ci si limita alla politica. Secondo il cable del consolato americano a Napoli, accanto alla corruzione degli eletti, «il crimine organizzato in Italia ha reclutato anche uomini di legge… questo sistema consente ai clan di evadere la giustizia e di assicurare che le autorità chiudano un occhio di fronte ad attività illegali». Dure le critiche agli amministratori che, secondo il rapporto, «da un lato smentiscono e dall’altro sono disfattisti. Qualcuno – si legge – ha detto all’ambasciatore che per sconfiggere la criminalità organizzata l’Italia dovrebbe andare in guerra contro i gangster e sospendere le libertà personali nel processo. Ma che dire questo vorrebbe dire commettere un suicidio politico». Le conclusioni sono durissime «i politici – prosegue – molti dei quali devono la loro sopravvivenza al crimine organizzato, sembrano i meno indicati a trovare una soluzione. Fino a che non cambieranno le cose, qualsiasi cosa sarà insufficiente». E, nel secondo dei tre cables dedicati all’argomento, si legge che «appare chiaro che la criminalità organizzata è una delle principali, se non la principale ragione del perché l’economia del sud Italia è così indietro rispetto al resto della nazione». Una breve parentesi, infine, è dedicata anche a Roberto Saviano di lui si scrive che «non è il messaggio che lui scrive a metterlo in pericolo, ma il fatto che milioni di lettori lo abbiamo letto e compreso». Questo farebbe di lui un obiettivo dei clan. Insomma, per gli statunitensi Napoli è una città senza regole, in cui politica e camorra camminano a braccetto e dove molti sono gli investitori che preferiscono dirottare altrove i capitali per paura della criminalità organizzata. Meglio girare alla larga.

*dal Roma del 4 settembre 2011, pag.2

Don Manganiello contro Gomorra: fango su Napoli

di Marta Cattaneo

«Gomorra è un film che ha gettato solo fango su Scampia e su Napoli». Parole dure, durissime, quelle pronunciate da don Aniello Manganiello ieri pomeriggio nel corso di Domenica In – L’Arena, il programma condotto da Massimo Giletti in onda su Raiuno. E don Aniello, il quartiere all’ombra delle famigerate Vele, lo conosce bene, anzi, proprio da Scampia, se ne è dovuto andare a malincuore appena 20 giorni fa. Dopo sedici anni di battaglie. Dopo sedici anni da prete di frontiera trascorsi al fianco di chi, quotidianamente, vive con la consapevolezza di essere dimenticato da tutti, istituzioni in primis. Colpa di un trasferimento nella Capitale. Ieri, dopo appena 20 giorni, don Aniello è tornato a parlare della sua Scampia, della sua gente, di quella gente che non ha mai abbandonato e che porterà sempre nel cuore. Torna a difendere i suoi parrocchiani e lo fa attaccando il film tratto dal best seller di Roberto Saviano. «Un’operazione da cassetta – ha detto senza mezzi termini il sacerdote – che non ha avuto rispetto per nessuno, per settantamila abitanti che fanno parte della ottava municipalità». Una voce fuori dal solito coro dei consensi. Una voce autorevole di chi il territorio lo conosce per davvero. Di chi la criminalità la ha combattuta con i fatti e non solo a parole. «Un film – ha poi proseguito don Aniello – che ha gettato solo fango su Scampia e su Napoli e che ha dato nel mondo un’immagine della nostra città e del quartiere negativa». Nella pellicola di Garrone non sarebbe raccontata la vera Scampia. Bensì si vedrebbero solo «stereotipi in riferimento ad un territorio degradato, ostaggio della camorra, con gente disonesta, anarchica, illegale. Uno stereotipo che i giornali e i media ci hanno buttato continuamente addosso» dimenticandosi di quella gente onesta che, nel quartiere alla periferia nord di Napoli, vive. Perché, come spiega anche il sacerdote coraggio, «circa la presenza malavitosa o dell’indotto umano che fa riferimento alla camorra o che vive di illegalità o di espedienti l’Università Federico II ha dato dei numeri: su una popolazione di settantamila abitanti, i malavitosi sarebbero dieci o quindicimila». Insomma, per una volta, bisognerebbe vedere il bicchiere mezzo.

(dal “Roma” dell’1 novembre 2010)